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Parola d’ordine: Virtualizzazione

Un fenomeno che da un certo tempo ha preso piede e che mi rendo conto sta assumendo sempre più importanza nel campo dell’IT è la virtualizzazione: in ambito enterprise e professionale in genere la tecnica della virtualizzazione dei sistemi operativi è oramai una realtà di fatto, grazie soprattutto agli innumerevoli vantaggi che comporta. Dalla sicurezza (e qui ce ne sarebbe da discutere…), alla possibilità di ospitare molti server virtuali in un unico server fisico (un esempio: il datacenter europeo di Electrolux sfrutta questa possibilità per avere qualcosa come 250 server virtuali ospitati in un numero esiguo di server fisici), fino alla possibilità (per noi comuni mortali :D utenti privati, smanettoni della domenica e nerd / geek persi per le ultime figate informatiche) di allestire nel nostro bel pc o mac molteplici ambienti operativi: nel nostro pc Windows (nel gergo tecnico della virtualizzazione il S.O. alla “base” è chiamato host) affianchiamo l’ultima release di Ubuntu, proviamo la nuova Fedora 9, vediamo com’è Vista e se è il caso di dargli fiducia al posto del rodatissimo Xp (tutti i S.O. virtualizzati sono chiamati invece “guest”). Come ben si capisce (perdonate la spiegazione semplicistica, ma volutamente non voglio essere tecnico, sia per far comprendere l’argomento a chi non sa di cosa si sta parlando, sia perché c’è chi ne sa e può dispensare consigli ben più del sottoscritto, e verso i quali vi prego di indirizzarvi se volete consigli tecnici sull’uso concreto delle Macchine Virtuali) i vantaggi sono tangibili, e società del calibro di VMware, Parallels, Sun e Microsoft stessa sono colossi nel campo della virtualizzazione e stanno ottenendo un successo crescente. Lo dimostrano le acquisizioni da parte dei colossi citati di aziende che operano in questo campo e start-up con progetti interessanti (Innotek acquisita poco tempo fa da Sun Microsystems…). Il settore è quindi da tenere sotto stretta osservazione, il giro d’affari è sempre più imponente e il fatto che riguardi da vicino le aziende è garanzia che il malloppo in palio sia consistente. Ma il bello è che anche noi privati possiamo sfruttare le tecnologie sviluppate e, udite udite, ad un costo pari a zero :D : Citrix offre gratis il suo XenServer, lo stesso fa Microsoft con Virtual Pc 2007; Innotek (ovvero Sun) offre gratuitamente il suo VirtualBox, così come fa Vmware con i suoi Server e Player. Considerando che fra i migliori e più semplici da usare bisogna menzionare i prodotti di Sun Innotek e quelli di Vmware, l’offerta è ampia e assortita come si vede, e non c’è che l’imbarazzo della scelta per chi vuole (e soprattutto ha tempo :( ) di sperimentare. Ma la possibilità di avere più sistemi nel proprio computer fisico è veramente allettante: non solo per sperimentare, ma anche per esigenze particolari come far girare un software scritto per un Windows anche nel nostro Mac, oppure usare il pc con Win ma navigare con un più sicuro Linux… insomma, basta la fantasia :P e un computer mediamente attuale: alcuni prodotti per la virtualizzazione richiedono cpu Intel e AMD con le tecnologie adatte per la virtualizzazione, ma questo non è un gran problema perché i due colossi della produzione di chip integrano le citate specifiche da tempo sui loro processori; requisito invece fondamentale la Ram, considerando che farete girare più sistemi operativi in contemporanea, quindi se Xp funziona decentemente con 512 MB di Ram, se ci virtualizzate sopra Vista avrete bisogno di 2 GB di Ram complessivi per stare tranquilli e aprire anche applicativi nei due S.O.; con Linux ovviamente la cosa è invece più tranquilla, e per Ubuntu ad esempio bastano anche solo 256 MB di Ram, poi il consiglio è il solito, più Ram c’è meglio è… ;) .

Subnotebook: 299 €? Ok il prezzo è giusto

Il successo in continua ascesa dell’Asus Eeepc è l’emblema. Il fatto che a cascata dopo AsusTek anche altri produttori si siano buttati nel segmento ne è la conferma. Che Intel poi abbia investito e stia presentando soluzioni ad hoc per questa piattaforma conferma quanto era nell’aria: i nostri notebook in futuro saranno piccolissimi, poco costosi, li porteremo sempre con noi, consumeranno poco e avranno di conseguenza grande autonomia. Saranno connessi sempre ad internet (le connessioni HSDPA oggi e il WiMax e l’LTE domani dovrebbero aiutare in questo senso) e avranno prestazioni di tutto rispetto anche se su questo ultimo punto forse si potrebbe obiettare (personalmente non mi aspetto di giocare, fare grafica o videoediting con un mini notebook, non fosse altro per il monitor micro). Ma questo non penso sia la questione sulla quale concentrarsi: questi “piccoli” sono stati concepiti per la mobilità e per darci una mano nel fare in piena libertà operazioni quali la navigazione nel web, la consultazione della posta e la produttività personale; e per il futuro non penso le cose cambino. Comunque il recente IDF di Intel ha schiarito ulteriormente le idee, come se ce ne fosse bisogno: sono rimasto colpito dalla nuova piattaforma Atom e Centrino Atom, che promettono e renderanno effetiva una grande potenza e autonomia dei nostri futuri subnotebook. Processori piccolissimi, con capacità senza precedenti (e non solo per il calcolo appunto). Le richieste dei vari OEM sono alle stelle per questo ennesimo chip di successo della casa di Santa Clara, e si stima che la domanda in relazione alla capacità produttiva di Intel possa essere evasa inizialmente solo per il 40%. Asus mi sembra che goda dei vantaggi del “first mover” in questo senso, e la prossima generazione di EeePc (non la 900, che sta uscendo in questo periodo e che adotta ancora una cpu Celeron, ma quella che verrà dopo, con schermo da 10 pollici) dovrebbe adottare proprio Atom come cpu. Pochi giorni fa MSI ha presentato il suo “Wind”, con il quale cercherà di ritagliarsi una fetta della torta, per ora monopolizzata dal gioiellino di Asus (e dico io: come si fa a non essersi accorti prima di una domanda latente di subnotebook di questo tipo? Sono felice per Asus, l’unica che ha avuto l’intelligenza e il coraggio di fare il passo e “creare” questo nuovo segmento; l’attuale monopolio se lo merita tutto, vediamo cosa si inventeranno per cercare pure di mantenerlo). Se c’è una cosa da cui diffiderei però e che balza agli occhi se si guarda all’offerta dei vari marchi è il prezzo: già, occhio al prezzo, mi raccomando. Non fatevi allettare dal processore poco più potente, dalla memoria maggiore, dallo schermo leggermente più grande: cose utili certamente, ma non vale la pena di spendere cifrone (e MSI arriva fino a 700 € per il suo Wind) per un pc che comunque non deve farvi girare Photoshop, Crysys o Adobe Premiere. Usando il buon senso si capisce, mi sembra, che il prezzo adeguato è 299 €, e spendere anche 100 € in più secondo me è inutile. La possibilità di avere un pc del genere a 299 € non bisogna sprecarla, e se proprio non si vuole rinunciare all’optional che lo rende un pò più performante bisogna anche pensare che con il lancio di nuove versioni (come appunto la nuova serie 900 al posto della 701 per l’EeePc) si potrebbe trovare qualche offerta, e che se non si trova la concorrenza che si sta aprendo e che vuole sabotare il monopolio di Asus dovrebbe agire in questo senso. Per conto mio comprate il subnotebook della marca che volete (tanto i componenti più o meno sono quelli) ma non fatevi prendere dall’aspetto emozionale :D : per EeePc e company il prezzo giusto è 299 €.

Il videonoleggio? É un servizio web

Forte del suo store iTunes Apple sta spingendo uno dei suoi prodotti meno riusciti di questi ultimi anni: Apple Tv. Nella sua seconda versione ribattezzata “Take 2″ il gadget della Mela morsicata non ha nulla di nuovo a livello hardware, ma a livello software il passo in avanti è notevole, in quanto il nuovo firmware trasforma quello che prima era un semplice apparecchio per portare i contenuti multimediali in streaming dal computer al televisore in una vera appliance stand-alone. Il tutto naturalmente facendo leva sull’offerta del negozio online: la musica è solo una delle componenti, ed essendo il campo di utilizzo di Apple Tv il salotto e la tv in sala è chiaro che è il video che deve fare la parte del leone. Per ripensare il proprio prodotto perciò a Cupertino sono partiti da questo: offrire programmi, film, serie tv, l’accesso a social network quali Youtube per i video e Flickr per le foto, il tutto scaricabile (a pagamento ovvio) o visualizzabile dalla comoda interfaccia di Apple Tv. Il servizio, per ora attivo solo negli Usa :( , mette a disposizione già numerosi titoli: i prezzi sono di 2,99 $ per il noleggio di film “datati” e di 3,99 $ per i film di nuova uscita, il formato è lo standard (Ntsc in Usa); in formato HD (Apple Tv riproduce in formato HD 720p, ottimo se il nostro Tv è almeno HD Ready) il prezzo per il noleggio sale di 1 $ sul prezzo base.
Quello che mi stuzzica di tutta la storia è il nuovo, se così si può dire :| , modello di distribuzione: al di là quindi del prodotto Apple, sul quale si può discutere della reale utilità, è che intravedo degli elementi convincenti comunque nella formula. iTunes è, non serve che lo dica io, uno store completo e l’offerta vasta e qualitativamente elevata è secondo me il primo punto fondamentale, la base di partenza se si vuole avere successo nel campo dell’offerta video (guardando in casa nostra Sky mi sembra un valido esempio…). In questo senso apprezzabile l’offerta anche in formato HD. Secondo, la semplicità: non tutti sanno e hanno voglia di smanettare dietro un pc, e la complessità anche di interfacce grafiche disordinate o troppo sofisticate non giova se si vuole fare breccia fra gli utenti medi (quelli più numericamente rilevanti, in grado quindi di decretare il successo del prodotto). Se i media extender, come vengono usualmente denominati i prodotti di questo tipo, voglio diventare uno standard nei nostri salotti, al pari di videoregistratori prima e di lettori dvd poi, devono essere per forza di cose “a prova di scimmia” :D (mi ci metto anch’io nella categoria eh, non preoccupatevi ;) ). Gli Htpc, i computer da salotto, che qualche anno fa con l’uscita di Windows Media Center erano stati decretati come il futuro dell’elettronica di consumo da salotto, non solo non sembrano aver sfondato, ma pare siano confinati ad una nicchia di soliti esperti, geek e quant’altro, mentre l’utente medio sembra ignorarne bellamente l’esistenza. Terzo, la modalità di offerta: discorsi su Tv on demand e IPTV a parte, la comodità di noleggiare, e decidere (fra il vasto catalogo a disposizione) cosa vedere stando seduti in poltrona è una formula che è chiaramente poco attenta al nostro benessere fisico :P ma ovviamente vincente. La Tv “normale” non offre un granché, e con il Digitale terrestre (canali gratuiti) le cose non migliorano molto. Per elevare la qualità bisogna sborsare cash… allora le possibilità si allargano. L’offerta Apple va in questo senso: anche se non c’è intenzione di competere con le emittenti tv tradizionali, si vuole competere con i videonoleggi offrendo oltre a classici film e serie tv anche qualcosa in più fra i multimedia disponibili online: Youtube, Flickr e podcast contribuiscono con i loro contenuti ad arricchire l’esperienza. L’obiettivo dichiarato è quello di spodestare i dischi (dvd e blu-ray nel futuro).
In definitiva le potenzialità di gadget similari al prodotto di Apple ci sono, e la strada del futuro è quella tracciata da questo tipo di prodotti. Mi convincono meno per ora le offerte di IPTV e Tv on demand come quelle dei Provider telefonici: le vedo come offerte ancora troppo sofisticate, poco ricche quanto a contenuti (anche se anche qui l’offerta è ampia lo so, ma la percezione almeno è questa) e poco conosciute (sono pubblicizzate, ma molti per ora ignorano, preferendo offerte più classiche quali Sky e Mediaset Premium se devono dirigersi verso offerte a pagamento). E poi c’è sempre il vincolo del contratto, che secondo me incide sulla scelta perché i contratti che ci legano alle aziende delle TLC, diciamolo, non sono mai chiarissimi, ma piuttosto complicati e la gente lo sa e se ne guarda…

Nubi all’orizzonte per Windows

Dopo i proclami orgogliosi di Bill Gates (che si succedono oramai da tempo) sullo sviluppo spedito del nuovo Windows 7, qualcuno ha cominciato a farsi serie domande sul futuro del sistema operativo più usato al mondo. E questo qualcuno sono gli analisti di mercato di società importanti come Gartner e Forrester Research: il quadro che emerge parla addirittura di un futuro incerto per la creatura di Microsoft, un futuro per niente roseo nemmeno per il monopolista, l’indiscusso re del mercato. Tempi duri che derivano secondo gli analisti da decisioni sbagliate operate da Microsoft a partire dalla stessa creazione di Vista e conseguente decisione di abbandonare il più in fretta possibile (ma questo è tutt’altro che semplice) Windows Xp. A parte i soldi (moltissimi) spesi per creare Vista, a parte i tempi di gestazione decisamente troppo lunghi intercorsi tra l’uscita di un S.O. e l’altro, sembra che il buco nell’acqua quelli di Redmond l’abbiano fatto creando un sistema che è sì un’evoluzione decisa rispetto al vetusto Xp (e ci sarebbe mancato che non fosse stato così, se non altro per i 6 anni di lavoro che c’erano dietro Vista) ma che comporta tutta una serie di problematiche per chi non ha né tempo né voglia di giocare con un nuovo gingillo che porta con sé cambiamenti ai quali bisogna adattarsi e problemi da risolvere. Mi riferisco alle imprese che, stando ai dati di Gartner e Forrester, hanno adottato Vista solo nel 6,3% dei casi. Molto, molto poco trattandosi di Windows. E il campanello d’allarme è suonato ancora recentemente appunto, quando dalle analisi molti hanno cominciato a ritenere che il nuovo Windows (che Microsoft sta cercando di fare uscire il più in fretta possibile e non a caso) non sia altro che un Vista second edition. Quello che serve sono un kernel leggero, un sistema modulare, costruibile a seconda delle esigenze dell’utilizzatore. Un codice meno dispersivo e meno complicato, licenze per gli sviluppatori più “semplici”, virtualizzazione integrata di default… insomma cambiamenti talmente rilevanti che non è pensabile siano introdotti nella settima versione del sistema operativo di Big M se quest’ultimo uscirà nel 2009 come da proclami. I cambiamenti secondo i suggerimenti degli analisti porterebbero ad uno stravolgimento quindi di Windows così come lo conosciamo oggi. O meglio, più che i suggerimenti dovrebbe essere Microsoft stessa a puntare nella direzione richiesta dagli utenti (privati ed aziende). Sistemi operativi derivati da Unix (Linux nelle sue svariate manifestazioni e Mac Os X) sono più leggeri (Mac Os X, in una versione ridotta, gira sull’iPhone!), più performanti, hanno strumenti semplici, utili e poco avidi di risorse; senza dimenticare la loro piacevolissima interfaccia grafica, che non “pesa” nulla al confronto di Aero di Vista (ebbene si, in Vista gli sviluppatori Microsoft hanno dovuto lavorare anche esteticamente per recuperare il gap con gli O.S. derivati da Unix). Se la società di Bill Gates non comincerà già da subito a ripensare Windows gli analisti non esitano a dare il celebre sistema operativo per spacciato nel futuro. E se oggi Linux & Co. occupano poco spazio in termini di utilizzatori forse la delusione e, come il marketing insegna, un passaparola negativo sul prodotto Vista possono fare il miracolo. Il passaggio chiave forse sta nella piena compatibilità fra Linux, Mac Os X e Windows: la semplicità d’uso è di già un dato di fatto (provate Ubuntu, giusto per fare un nome famoso e ditemi, anche se non avete mai usato Linux, se è così difficile da usare); se poi passare da Win a Ubuntu, Debian, Fedora, OpenSuse o Os X sarà assolutamente indolore, a quel punto sarà impossibile frenare i “fuoriusciti” che abbandonano un Windows troppo pesante e scarsamente innovativo. Insomma il gigante potrebbe crollare sotto il suo stesso peso. I “Davide” della situazione dinamici, innovativi, capaci di ripensarsi e rinnovarsi ogni 6 mesi (Ubuntu), sfruttando i vantaggi di comunità vastissime e affezionate (Mac Os X ha pur sempre la sua nicchia di fedelissimi, in forte espansione ultimamente visti i successi di Apple) sono una serissima minaccia.
Non c’è che dire, lo scenario che si apre per i prossimi anni potrebbe (non “è”, potrebbe) essere dei più impensabili. E mi sento già in dovere (e qui provoco :P ) di invocare Microsoft affinché salvi la concorrenza del mercato, chiedendole (paradossalmente) di non far venir meno il suo cavallo di battaglia. Anche se di concorrenza a ben pensarci, anche senza Windows, di sicuro non ne mancherebbe.

Ciao, Patrick

13/04/1998 - 13/04/2008

“Ci sono uomini che con le loro invenzioni hanno cambiato il nostro modo di vivere. Altri, quello di sognare”

A Patrick, indimenticato, indimenticabile.