Apple: una politica criticabile

In questi giorni vi sarà capitato, come è capitato a me, di ricevere una notifica da Apple Software Update (se avete installato iTunes nel vostro pc è probabile che abbiate già confidenza con questo programmino per la gestione degli aggiornamenti dei software della mela): sono disponibili le nuove versioni di iTunes, di QuickTime e di Safari (il browser made in Cupertino). Dove sta il problema? Beh se avete letto qualche post di blog che trattano di web e tecnologia sapete già dove andrò a parare. Anzi lo stesso CEO di Mozilla, John Lilly, s’è preso la briga di dire la sua sul tema. Ma andiamo per ordine: che Apple distribuisca gli aggiornamenti con il suo Updater è cosa buona e giusta, non ci sono dubbi. Ma la cosa che ha fatto incazzare arrabbiare non poco molti utenti (anche Maccari come chi vi scrive) è la modalità con cui si è deciso di “spacciare” un software non richiesto. Aggiorno il mio iTunes, il mio QuickTime, ma che ci fa ora Safari nel mio pc? Certo, non sono obbligato a installarlo, basta un minimo di attenzione in fase di notifica degli aggiornamenti, togliere il segno di spunta alla voce relativa al browser e installare solo quello che desideriamo aggiornare. Ma è la modalità con la quale Apple ha deciso di dare una mano alla diffusione del suo software per la navigazione che ha fatto storcere il naso a molti, e a gridare alla non correttezza della pratica da parte del CEO Mozilliano. Il metodo secondo alcuni richiama infatti da vicino quello usato per la diffusione di malware, e da Apple dico io proprio non me l’aspettavo una caduta di stile. Si certo, per alcuni è non solo uno dei tanti metodi validi per proporre il proprio prodotto (propinare mi sembra il termine tecnico più adatto) ma anzi un diritto di Apple, anzi un’ottima idea, una furbata per diffondere a dovere Safari. Non so come la pensiate, ma io da Apple mi aspetto di più, è una caduta di stile non certo grave, ma questa strategia molto “push”, con un software che non hai esplicitamente richiesto che te lo ritrovi nel pc senza nemmeno accorgerti se non stai attento, è forse una piccola macchia ma che denota una scelta, una propensione per una filosofia non troppo trasparente verso il consumatore. Le grandi aziende ci hanno abituato a pressioni di tale tipo. Microsoft insegna, e pare che anche a suon di multe multi milionarie a Redmond non riescano (o non abbiano interesse) a cambiare radicalmente e a lasciare liberi i nostri nuovi pc da Media Player e da Internet Explorer. E che Apple abbia tutte le convenienze del caso a installare in quanti più sistemi possibili i suoi software è altrettanto ovvio. Rimane solo il pensiero di un utente comune che si chiede se non sia più elegante e corretto vincere sul campo, promuovendo il proprio prodotto per la sua bontà e per la forza delle idee che sottende (ogni riferimento a Firefox è puramente casuale :D ) più che perché me lo trovo già installato nel computer. Ma d’altronde cosa volete che siano eleganza e correttezza, business is business…

P.S.: ho pensato ancora all’argomento dopo aver scritto quanto sopra e prima di pubblicare questo post. Sono giunto alla conclusione che probabilmente la mossa di Apple è dovuta ad una delusione circa la diffusione di Safari: ve lo ricordate Steve Jobs quando alla WWDC del 2007 annunciava, tra le altre novità, Safari anche per piattaforma Windows? E vi ricordate che cosa disse? Che Safari sarebbe diventato il secondo (dopo Internet Explorer n.d.r.) browser web quanto ad utilizzatori (e molti lessero fra le righe, dai dati che Jobs proponeva, che Firefox sarebbe stato presto mandato nel dimenticatoio, grazie proprio all’ipotetico mega successo di Safari…). Attuale scenario: Firefox è al 28% di utenti in Europa (e siamo sempre di più ;) ) mentre Safari fra gli utenti Windows non sembra fare presa (non certo quanto FF). Che lo Zio stia rosicando?

Vendere esperienze su eBay

Siete abituati ad usare eBay quale utile strumento per sbarazzarvi di cose che non usate più? Siete fra i virtuosi che usano il sito d’aste per incrementare il fatturato della propria pmi o del proprio negozio di artigianato (interessante quanto emerso da una recente indagine…)? O siete solo acquirenti in cerca di spuntare un buon prezzo, come nessuno vi potrebbe garantire altrove? Beh, sappiate che se su eBay pensavate di aver trovato e visto di tutto, qualcuno è ancora in grado di stupire… non credo sia capitato a tutti di incappare in un’offerta dove in palio non c’è il solito oggettino, l’iPod usato e ora svenduto, il francobollo da collezione, o qualche strana cianfrusaglia, ma niente di meno che una eccezionale performance live! Ebbene sì, un concerto eseguito dall’artista solo per voi che ve lo siete aggiudicato, ed eseguito dove deciderete voi stessi! Si, si, è tutto vero, qualcuno ha pensato anche a questo. Per la precisione sono Marco Brosolo, del gruppo musicale 9, che eseguirà un brano dal nuovo album Eponymous, al quale, per rendere ancora più unica l’esperienza, si aggiunge l’artista Alvise Bittente, che durante la performance del musicista realizzerà per voi, e solo per voi, la cover del cd che sarà registrato durante il concerto e che vi sarà regalato a fine esecuzione. La forma di vendita scelta dai due creativi venditori è quella del “Compralo subito”, al prezzo fisso (e irrisorio ;) ) di solo 1 centesimo di Euro. La spesa più grande per chi si aggiudica l’acquisto sono le spese di spedizione per impacchettare i due artisti (che comunque si accontentano di un viaggio low cost), ma per il resto non dovrete fare altro che accomodarvi, magari nella vostra comoda poltrona, e aspettare che vi suonino il campanello. Quindi gustarvi il singolarissimo evento, del quale vi rimarrà anche il particolare cd con tanto di cover fatta al momento, giusto per rendere unica e assoluta l’esperienza. Affrettatevi: le “scorte” sono ad esaurimento, e su quattro vendite previste ne sono già andate via 3: vi rimane solo il 9 Aprile come ultima data per aggiudicarvi “Buy It Now” (mai nome fu più appropriato per un concerto :D ). Complimenti ai due artisti che si sono dimostrati veramente ricchi di fantasia quanto anche all’aspetto commerciale. Hanno saputo catalizzare l’attenzione dei media, studiare dei prodotti unici, una forma di vendita singolare. Insomma l’esperienza offerta non ha precedenti, neanche per eBay che è abituato ad aste molto singolari. A proposito: avete sentito del tizio che venderà la propria vita? …se andiamo avanti così fra qualche anno mi comprerò un live dei Depeche eseguito direttamente nella casa del tizio del quale ho appena vinto all’asta la vita. Per certi aspetti decisamente inquietante :| (un concerto dei Depeche in giardino invece ci può stare, ovvio :D ).

Microsoft: un piccolo passo per l’uomo…

un grande passo per il web. A quanto pare anche dalle parti di Redmond comincia ad essere chiaro che una strategia vincente, per continuare ad essere in una posizione di leadership nel campo dei browser web, è quella di offrire un prodotto che sia adeguato agli standard, e che non sia esso stesso lo standard di riferimento solo perchè sfrutta la propria posizione di potere. L’episodio a cui mi riferisco è l’uscita avvenuta qualche giorno fa della prima beta di Internet Explorer 8, che un pò a sorpresa ha portato in dote la nuova linea strategica di Big M nell’adesione agli standard del W3C per il browser più usato e conosciuto. Contrariamente a quanto già annunciato infatti, Microsoft ha optato per usare di default la modalità “Super Standards”, ovvero quella che massimizza l’adesione appunto agli standard riconosciuti ufficialmente per la navigazione in internet. Notoriamente IE era, anche nella sua settima incarnazione, il browser per antonomasia più “libertino” verso gli standard del W3C, visto che il suo vasto pubblico di utilizzatori imponeva agli sviluppatori e creatori di siti web di tenere in considerazione più la compatibilità con il prodotto di Microsoft che con gli standard de facto. Insomma era ed è ancora IE se vogliamo a farla da padrone e ad imporre il proprio peso. Ma qualcosa è cambiato nell’aria, negli ultimi anni la Browser War si è fatta forse ancora più accesa che ai tempi del conflitto fra Netscape e IE. Senza nemmeno il bisogno di citare Firefox con il suo 28% di utilizzatori in Europa (mica fuffa), oltre ad Opera (la cui percentuale di utilizzatori non pesa però moltissimo) si è aggiunto fra i competitors da un annetto anche Safari, ovvero Apple. E anche se quest’ultimo non sembra, quantomeno ancora, riscuotere grandissimo successo fra gli utenti Windows, ad ogni modo le potenze in campo sono notevoli, e Microsoft deve averci riflettuto su. IE 7 arriva dopo anni di immobilismo, e si può leggere come una risposta a quelli di Mozilla, che con i loro prodotti e la loro filosofia hanno fatto parecchi proseliti. Opera è una società che si è affermata grazie ad un ottimo prodotto, per alcuni aspetti innovativo (ha introdotto per primo se non erro la tab navigation, cioè la navigazione a schede), mentre Apple ha i suoi buoni motivi per spingere il suo browser anche fra gli utenti di Windows. Dato lo scenario, il rinnovato interesse di Microsoft per lo sviluppo di IE non sembra di certo ingiustificato. Quello che c’è di buono, anzi direi ottimo, è che la compagnia di Gates, Ballmer & Co. sembra aver smesso per una volta i panni del despota non troppo illuminato che, forte della sua forza, imponeva le proprie scelte di comodo e non si preoccupava del bene della comunità di consumatori/utenti. Forse stavolta vinciamo tutti: un web costruito non per Internet Explorer ma per qualunque browser è la condizione minima per l’espressione democratica dei contenuti che noi tutti generiamo. Che la concorrenza funzioni? Nel campo informatico, almeno lì, pare proprio di si.

Software libero non significa software gratis

Sono un assiduo (abbonato) lettore di PcPro e non di rado le mie illuminazioni provengono da queste pagine, dove scopro non solo le più succulente novità ma traggo anche fondamentali tips e ottime conoscenze su componenti, periferiche ecc ecc. In un numero della rivista di qualche mese fa veniva presentata una distro Linux che ha attirato sin da subito la mia attenzione: Elive. Questa distro si distingue per la bellezza del desktop environment Enlightment e per la leggerezza che nonostante tutto caratterizza il sistema operativo (basta prendere visione dei requisiti minimi). Insomma una distro ottima per dare nuova (e bella) vita a pc vecchi o per divertirci con il sempre onnipresente (in sto periodo) eeePc di Asus (Elive al posto di eeeXubuntu magari ;) ). Quello che mi ha spinto a scrivere questo post è però una lettera di “contestazione” scritta da un lettore di PcPro e comparsa nella rivista nel numero successivo a quello della presentazione di Elive. Il lettore infatti, scoperto che Elive riserva una sgradita sorpresa in fase di download (ovvero la richiesta di una donazione obbligatoria di almeno 5 Dollari), si dice convinto che quella messa in campo dagli sviluppatori della distribuzione in questione non sia una pratica corretta, nel senso che non gli sembra giusto che per avere una versione di Linux gli tocchi sborsare anche soldi, per giunta a scatola chiusa visto che il pagamento è richiesto appunto prima del download e della prova concreta del sistema operativo. Credo personalmente che il lettore non abbia tutti i torti, dato che a nessuno piace pagare per qualcosa che tendenzialmente potrebbe avere gratis e che ad ogni modo non ha ancora provato (potrebbe essere na ciofeca, chi me lo garantisce che agli screenshot bellissimi corrisponda verità?). Ma la vera essenza della questione è forse di natura più “metafisica” ed esula dal caso concreto Elive per innalzarsi e coinvolgere l’intero “settore” dell’Open Source: ovvero, non scordiamoci che Free Software non significa software gratis, ma software libero. Ecco che la richiesta del pagamento da parte degli sviluppatori è innanzitutto più che legittima (e fin qui credo che nessuno abbia dubbi…). Ma cosa ancora più importante è che mi sembra una richiesta tutto sommato giusta: è vero che acquistiamo a scatola chiusa, ma è anche vero che Elive sembra offrire qualcosa di veramente buono, e che forse noi sostenitori dell’Open Source (e qui mi metto io in primis) siamo troppe volte sostenitori solo a parole (non che sia cosa di poco conto, nel mio piccolo ho evangelizzato diversi amici e conoscenti all’uso di Firefox e di OpenOffice :D ) ma ci scordiamo spesso che sviluppare software costa non solo tempo ma anche denaro, anche agli sviluppatori “liberi”. Le costrizioni non piacciono mai a nessuno, e internet stessa poi ci ha aperto gli occhi e ha fatto capire a tutti (chiedere alle major discografiche) quanto siamo disposti a fare pur di non pagare per avere qualcosa. Ma il caso di Elive mi ha fatto riflettere non poco. Dovremmo forse considerare di più chi fa un gran lavoro per il nostro piccolo programma Open Source preferito (io sono KeePass dipendente), e lo fa gratis, chiedendo sottovoce solo la nostra gratitudine e, magari, una minima donazione. Magari anche solo una volta sarebbe bello ricordare a quegli sviluppatori che, accanto alla loro passione, c’è anche chi li sostiene con qualche minimo premio (meritato, spesso). Basta anche solo l’acquisto di un gadget, di una maglietta o di un cappellino. Ma credo sarebbe bene ricordarsi che il tempo è denaro non solo per noi, ma anche per altri. E chi sviluppa software Open Source non vive (investendo gran parte del proprio tempo libero) nutrendosi solo della propria passione.

Quando Asus fa le veci di Apple

L’enorme successo dell’ eeePc di Asus (per info su cosa sto parlando leggi l’ottimo post di Giovy e quest’articolo di Punto Informatico) ha attirato non poco l’attenzione di tantissimi, nel web e non solo. Le vendite sono state oramai talmente tante che probabilmente la stessa AsusTek è rimasta spiazzata (il presidente dell’azienda non più tardi di due settimane fa ha annunciato che la produzione è stata sospesa per qualche giorno per mancanza di alcuni componenti!). Mi sorge spontanea quindi la domanda: ma il motivo di questo successo è solo il prezzo (299 €)? Premetto che ho avuto la fortuna di provare un esemplare, cosa non proprio scontata in questo periodo neanche nel nostro Paese. Il piccolo ultraportatile è veramente carino, anche esteticamente. Le plastiche, la tastiera, il monitor sono buoni considerando che il tutto viene offerto ad un prezzo bassissimo. Le soluzioni hardware implementate non sono di livello eccelso ma apprezzabili comunque (mi sentirei in colpa personalmente con sto prezzo a pretendere di più), e chi si lamenta del monitor troppo piccolo, del disco troppo poco capiente (solo 4 gb sono pochini, ma apprezzo molto la decisione di montare un SSD) o del processore non troppo performante non ha che da attendere lo speed bump annunciato da qualche giorno. Ad ogni modo guardando al successo riscosso credo tutti si siano ben adattati alle “ristrettezze” offerte dell’eeePc, apprezzando invece la portabilità estrema e capendo facilmente che l’ambito di utilizzo del gioiellino è quello della navigazione e della produttività personale in tutte le condizioni di mobilità (la confezione, completissima, include già una second skin, giusto per essere immediatamente operativi e portare il pc in ogni dove :) ). Ma tornando alla domanda del perché di una accettazione del mercato tanto favorevole, se non solo legata al prezzo vantaggioso, mi veniva da pensare che in realtà la grande idea messa in campo da Asus sia la fusione di svariate future apprezzabili da tutte le categorie di consumatori, smanettoni in primis :D , e basta vedere tutto il clamore del web, i post su post nei quali oramai chiunque si è sbizzarrito a fare di tutto con l’eeePc per capire. Senza nemmeno considerare caratteristiche di successo che si percepiscono a colpo d’occhio, quali appunto prezzo, mobilità estrema, autonomia, la prima di queste fortunate future è sicuramente la scelta operata da Asus di utilizzare Linux: Xandros è una buona distro, declinata poi per l’eeePc nelle due modalità d’uso Easy e Full Desktop Mode diventa fruibile non solo per chi usa un pc da anni ma anche per i bambini. La scelta di un OS Open Source è naturalmente dettata anche dalla riduzione dei costi (offri te con 299 € un pc completo e con licenza Windows :S ), ma da quanto si legge in rete questa scelta ha scatenato le fantasie più spinte di hacker provetti e collaudati, e quindi sembra essere una moda oramai comprare l’eeePc, guardare un attimo Xandros e poi rimpiazzarlo con altre distro (eeeXubuntu quotatissima), o con Windows o addirittura con OS X. Altra future vincente (se vogliamo chiamarla così, ma mi sembra che almeno per Asus lo sia) è la pressoché totale assenza di concorrenti nel mercato: ora ci si stanno buttando tutti, ma si sa che quando crei un mito è difficile scalfire il suo potere (vedi caso iPod) e chissà che un domani molto prossimo nell’immaginario collettivo ogni micro pc non venga chiamato ePc (proprio come molti chiamano un qualsiasi lettore mp3 iPod a prescindere che sia l’originale Apple). Terza e importante caratteristica fuori dal comune è, a mio avviso, l’esigenza di un eeePc da parte del mercato: ma dico, possibile che i produttori non se ne siano accorti che ne avevamo bisogno? A parte chi lo compra per sport, effettivamente fa comodo a chiunque avere un pc piccolo, bello, essenziale, usabile per le esigenze minime di connettività e produttività personale. Il tutto ovviamente non sarebbe percepito allo stesso modo se il prezzo fosse stato anche solo di 200 € in più. Ma è per questo che Asus merita secondo me il successo che sta ottenendo con questo ottimo prodotto. Per questo dico che più che Asus sembra si tratti di Apple, dato che sappiamo bene che è l’azienda di Cupertino che da qualche decennio ci ha abituato, più di tutti le altre, a metterci davanti ad oggetti unici, fruibili veramente, semplici e desiderabili da noi consumatori.

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