Geekonomist

10 Giugno, 2009

Vittoria pirata alle Europee!

Il nuovo avanza, inesorabile. Come commentare se no il successo (da parte mia abbastanza inaspettato, dato che i numeri sono clamorosi) del Partito Pirata svedese alle recenti elezioni europee? Già, i soliti (…) media tradizionali mi sembra che (al solito) abbiano fatto passare la notizia in secondo se non in terzo piano, ma il 7,1% dei consensi in Svezia sono un risultato che dimostra come in quel paese le idee dei Pirati siano sempre più radicate, e che l’elettorato pirata si faccia sempre più sentire. Le prime elezioni a cui il Piratpartiet partecipò non furono un successo, lo 0,69% ottenuto alle politiche del 2006 non si può dire di certo un bel risultato, considerato che in quel frangente c’era stata pure la spinta dovuta al raid della polizia contro The Pirate Bay, avvenuto poco tempo prima. Ma Rickard Falkvinge, leader e fondatore di Piratpartiet, non si era lasciato impressionare negativamente, racconta Luca Neri nel suo “La Baia dei Pirati: assalto al copyright”. E Rick a quanto pare aveva ragione: Neri, che con il moderno barbarossa ci ha parlato di persona, racconta come quelli del partito pirata fossero molto convinti già all’epoca che le loro idee e il loro partito avrebbero avuto successo, e che bisognasse solo andare avanti e mantenere la rotta, senza farsi influenzare dagli eventi. La formazione politica era ancora molto giovane, alle prime esperienze e anche se la Svezia era ed è l’avanguardia europea nel campo (come non lo potrebbe essere visto che Tpb è svedese???) non si può partire ed ottenere subito risultati clamorosi. Tempo al tempo quindi. Ma sinceramente non credevo ne bastasse così poco. Voglio dire, il 7,1% dei voti è tanto, tanto anche perché il Piratpartiet porta avanti idee solo sul copyright, sui brevetti e sul rispetto per il diritto alla privacy: quindi non è il classico partito a tutto tondo, che punta a governare un paese e che ha idee e una vision su tutti i campi. Il partito pirata è nato per e fa solo quello: lotta al copyright e dintorni. Se il 7 e rotti percento degli svedesi (giovani) ha dato il proprio voto a questa formazione il dato non solo è notevole per quanto detto, ma anche perché l’elettorato come profetizzato si sta espandendo (i nativi digitali al voto, che con il file sharing e il p2p ci sguazzano, sono sempre di più ogni anno che passa) e sta conquistando fette sempre maggiori in un paese come la Svezia attento a queste questioni e alla propria indipendenza democratica. Recentemente la sentenza di condanna per i gestori di Tpb sembrava aver dato una piccola spallata ai fautori del p2p, ma i dubbi sulla bontà della sentenza stessa hanno subito messo in dubbio la vittoria delle major (vittoria peraltro di facciata, Tpb è sempre stato lì, al suo posto e a quanto pare sempre lo sarà). Il giudice che ha emesso la sentenza forse ha legami con l’Associazione Svedese per il Copyright, così potrebbe accadere che il processo ai tre di Tpb sia da rifare. Ma intanto gli Svedesi si sono espressi su come la pensano a riguardo, e quello che hanno detto è che vogliono fortemente una persona al Parlamento Europeo che li rappresenti portando avanti la causa dei Pirati.

2 Giugno, 2009

The book I’m reading #1: La baia dei pirati

La baia dei pirati - Luca Neri

La baia dei pirati - Luca Neri - Cooper Editore

L’argomento è tutto tranne che nuovo. Ma con questo libro Luca Neri, esperto della materia e giornalista appassionato, ci propone un punto di vista decisamente interessante: sulla violazione del copyright se n’è scritto a valanghe, ma “La baia dei pirati” ci offre il punto di vista e racconta la storia di loro, gli innominabili (loro invece ci tengono ad essere non solo nominati, ma anche proprio chiamati per nome e cognome: rifuggono l’anonimato!) pirati di The Pirate Bay. Nel libro troviamo lo spaccato di storie di gente comune, ragazzi e ragazzotti svedesi che hanno da dire molto circa la violazione sistematica del diritto d’autore: c’è un’ideologia dietro quello che fanno, non sono “scaricatori di porto”, che sfacchinano con il torrente o con il mulo tanto per, senza nemmeno pensarci. No no, la loro è una filosofia di vita. E se leggerete questo libro capirete pure che in Svezia, sede della Baia, la pensano in molti così. Ci hanno fatto pure il partito pirata quelli. Neri è bravo a mio avviso a non concentrare tutto lo scritto sulla spiegazione filosofoca del perché del download illegale, delle ragioni di chi lo fa, ecc, ma riesce a dare un taglio umano a questi temibili briganti che si fanno beffe di major di tutti i tipi, dei loro avvocati e delle sentenze di condanna che piovono loro addosso. Loro, i pirati dico, non sono ragazzini annoiati davanti al pc, che anziché spendere i loro soldi in cd preferiscono l’ebrezza dell’illecito. E nel libro capirete che la Baia è molto più che un modo per fare soldi (pochi peraltro, e se si prendono in considerazione i rischi che si corrono…), e che non è nemmeno un gioco. La Baia è lì perché è maturo il tempo per un sito del genere di stare lì, costantemente sulla rete, a rendere un servizio allo scaricatore incallito e per ricordare che esiste un diritto (secondo alcuni) allo scaricamento. Per ricordare che il diritto d’autore e il copyright una volta, neanche troppo tempo fa, non esistevano. E che un domani potrebbero ricadere nell’oblio.

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