Geekonomist

4 Settembre, 2008

Di Chrome, dei rapporti con Mozilla e del futuro di WebKit

Archiviato in: browser, google, open source, software — Halo @ 11:18 pm
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Ed eccolo. Se ne parlava da anni, si sapeva che qualcosa bolliva in pentola. Poi te lo sfoderano così, quando meno te lo aspetti. Ed è subito clamore, gente che si prende a cazzotti per scriverne la prima recensione. Insomma è il fenomeno Big G. Il solito, a cui ci hanno abituato quelli di Mountain View. Ma al di là dell’ennesimo software per navigare nel web, cos’è Chrome? Perché saprete che Google era da mo’ che finanziava Mozilla, che grazie a Firefox era ed è il più grande “rompi uova nel paniere” di Microsoft. E ora? Che si fa? Basta dindi a Mozilla? Tanto Google ora è automunita contro IE… no, non sarà così, almeno fino a Novembre 2011 (accordo da poco rinnovato). E in ogni caso (non che sia un problema da nulla per Mozilla) non credo verrà meno dall’oggi al domani il supporto di Google. Ma ci sono aspetti molto più interessanti di quelli sollevati dal vil denaro. Domande che tutti ci stiamo ponendo sono: Firefox che futuro potrà avere? cioè: continuerà imperturbato nella sua ascesa alla gloria (non mi passa nemmeno per la testa che FF non abbia futuro, o che sia destinato lentamente all’oblio. Balle) o Chrome, Safari, Opera e il solito IE faranno regredire le sue (sudate) quote di utilizzo tanto tenacemente raggiunte (con Chrome causa prima dei mali di FF)? Il fatto che Chrome utilizzi come motore di rendering WebKit cosa significa? che FF e il suo Gecko avranno vita più dura dei concorrenti nel progredire con lo sviluppo? Non dimentichiamo che dietro WebKit (che è anch’esso Open Source, con tutti i vantaggi del caso) ci sono aziende come Apple (che appunto lo usa per Safari) e ora anche Google. La community che sviluppa WebKit ora si amplierà ancora di più, con significativo incremento di capacità di innovazione e sviluppo, forte delle sponsorizzazioni eccellenti? Mozilla rimarrà sola? John Lilly, CEO di Mozilla rassicura. Ricorda che in fin dei conti la concorrenza, per di più se libera e leale come quella fra prodotti e “sistemi” Open può solo fare del bene. E, dice sempre Lilly, la mission di Mozilla è poi quella di rendere il web libero. Non sarà di certo un nuovo sfidante di uno dei prodotti a farli desistere dall’andare avanti a vele spiegate come al solito.
Cercando di essere razionali, come al solito per quanto mi è concesso (in quanto semplice utonto :D ), c’è da dire che Chrome innanzitutto non è diretto concorrente di FF. E forse di nessuno dei browser a cui siamo abituati. Sarà solo agli esordi, ma è molto stringato, essenziale. Non che sia un male, anzi è quanto di sicuro gli ingegneri di Google vogliono. E anche molti utenti (forse qui potrebbero iniziare i problemi per FF & Co). Sforzandosi con la razionalità poi, si potrebbe dire che la community dietro Mozilla è solida, partecipata e partecipativa: non verrà meno agli impegni presi. E che WebKit, anche se potrà godere di un’accelerazione nello sviluppo, nell’implementazione di funzionalità e nell’incremento della qualità, potrà solo far bene come concorrente a tutti i prodotti che non lo usano, che saranno chiamati a migliorarsi sempre di più e sempre più velocemente: i vantaggi sono tutti per noi utenti, la concorrenza lavora a nostro vantaggio.
Gli interrogativi sono tanti, e non mi vengono in mente neanche tutti… ma quello che mi affascina/preoccupa (forse stupidamente, non so) è proprio WebKit: sarà lo stato dell’arte fra i motori di rendering per i browser del futuro? azzardato a dirsi, ma i rapporti di forza che sta modificando, il supporto di aziende di primo piano di cui gode, il fatto che sia Open Source… non è che darà una mazzata a FF e a tutti, con unico vincente Microsoft, con il suo zoccolo duro di gente che usa IE perché non gli frega na mazza di FF e altri browser? La mia razionalità limitata non mi permette di spingermi oltre per ora. Ma sento che qualcosa di grosso succederà. Credo che assisteremo all’inizio di un nuovo, importante cambiamento.

24 Maggio, 2008

Google ci salverà la vita

Archiviato in: google, tech, web — Halo @ 11:16 am
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Qualche giorno fa è partito ufficialmente l’ultimo servizio di Big G: Health. Se non fosse per il particolare campo di applicazione dell’ultimo nato, Health passerebbe quasi in secondo piano visto che dalle parti di Mountain View negli ultimi anni ci hanno subissato di servizi web di tutti i tipi (e secondo il sottoscritto la maggioranza sono utili e veramente indispensabili, anche per non-geek :D ). Health infatti è un servizio che ha un fine molto ambizioso, così importante che può ben dirsi miri al benessere sociale, nel vero senso della parola. In cosa consiste Google Health (riprendo Giovy che lo ha illustrato chiaramente): inserisco i miei dati sanitari in Health, creando in questo modo il mio profilo; in pratica segno la mia cartella clinica, tutte le malattie che ho avuto o di cui soffro, le medicine che prendo, le cure che ho fatto, gli interventi a cui sono stato sottoposto, i farmaci a cui sono allergico… insomma tutta la mia storia sanitaria. Con che fine? Beh, innanzi tutto il servizio è interattivo, quindi ad esempio se indico che sto assumendo un certo farmaco il servizio potrebbe segnalarmi eventuali problemi noti derivanti da quel farmaco, ovviamente tenendo in considerazione le implicazioni derivanti dalla mia storia clinica e dalle cure cui sono/sono stato sottoposto. E già questo direi che non guasta… Secondo aspetto: mettiamo caso (i gesti scaramantici sono consentiti) che ci vi succede qualcosa (incidente). Per fortuna siete stati così previdenti da aver usato G Health, quindi avendo con voi nel vostro portafogli la password per accedere in sola lettura a Health i medici sapranno, consultando il servizio, immediatamente tutto il vostro quadro clinico, ad iniziare dal gruppo sanguigno, e vi lascio solo immaginare le implicazioni in questo caso che il servizio di Google offrirebbe: la tempestività in questi casi è tutto, metti che c’è bisogno di sangue, di avere certe informazioni e che non c’è tempo di arrivare in ospedale, cosa di meglio di un servizio come questo per avere tutto il quadro del paziente in un batti baleno? Aspetto privacy: si, in effetti è proprio il caso di dirlo, il servizio è bello, potrebbe persino rivelarsi vitale. Ma Google è un’azienda privata… se mi rode dare in giro il mio numero di cellulare, figurati se metto a disposizione di gente che non conosco la mia cartella clinica… poi magari questi se la rivendono alle case farmaceutiche, e guarda un pò dopo ti vengono a dire che Big G fa i miliardi :| , ogni anno più degli anni precedenti. Giovy giustamente ha sottolineato queste perplessità che il servizio solleva, e non posso che dirmi dello stesso parere. Poi in effetti, problemi di localizzazione a parte che sono risolvibili (Health è solo in english per ora), non è detto che i medici di casa nostra sappiano dell’esistenza del servizio (potrebbero anche bellamente ignorarlo anche se trovassero precise istruzioni nel portafogli), o in ogni caso potrebbero non fidarsi, o non volerlo usare per qualche ragione (in effetti sono io che compilo il mio profilo, ma io non sono un medico, metti che sbaglio qualcosa, magari mi fott frego con le mie stesse mani dando indicazioni sbagliate). Per la privacy Google garantisce la massima serietà e sicurezza. Quello che penso in definitiva è che un servizio come Health sia, nel 2008, utile, importante e da implementare. Ma forse più che un’azienda privata dovrebbe essere lo Stato a raccogliere in database i nostri dati clinici, creare un portale cui i medici e personale medico possono accedere e avere in un attimo tutte le info su di noi. In questo modo i dati potrebbero essere certificati (magari sarebbe il nostro stesso medico di base che inserisce i nostri dati clinici, con le sicurezze del caso), sarebbero al sicuro da “sguardi indiscreti”, e il servizio sarebbe veramente per il bene di tutti noi, senza questioni di sorta.

10 Aprile, 2008

La rivoluzione dell’online: Office è sul web

Se c’è una applicazione che tantissimi usano più o meno quotidianamente da quando avevano il 486 questa è sicuramente Office, in particolare nelle svariate declinazioni di Microsoft. Oggi la suite che risiede in quasi ogni pc (e mac, perché no? :| ) continua ad essere il punto di riferimento, vuoi per l’usabilità, vuoi per l’esperienza che abbiamo dagli innumerevoli anni di utilizzo, vuoi perché è lo standard de facto quanto a fogli di testo, fogli di calcolo, ecc… La concorrenza non è però mai stata così minacciosa, e se OpenOffice ha ottenuto buoni risultati sino ad ora quanto a diffusione non si può certo dire che sia a livelli dell’office di mamma Microsoft. Il software supportato da Sun e dalla sua eccezionale comunità è il principale fra i competitors, ma altri si affacciano all’orizzonte (anzi sono già fra noi): il particolare è che chi vuole scalzare Big M dal suo (uno dei tanti eh ;) ) trono sembra dover combattere usando come “ring” un bel server anziché il nostro computer su cui “gira” l’intera suite. Infatti dopo Google Docs e Spreadsheet a cascata abbiamo una serie di suite office, più o meno complete quanto a funzioni e funzionalità offerte, che hanno la peculiarità di essere online come quella offerta dal colosso di Mountain View. Di Google Docs non credo serva dire molto, chi ha un account Google è probabile l’abbia provata: per esperienza diretta l’ho trovata molto comoda per lavorare a distanza con un’altra persona alla modifica in contemporanea di uno stesso documento di testo. I tool a disposizione sono abbastanza completi e l’usabilità impeccabile direi. Interessante la soluzione di Zoho, che offre una suite da ufficio completa, con Writer, Sheet (foglio di calcolo) e Show (presentazioni). I tre strumenti sfruttano una interfaccia Ajax, e quindi sono carini, semplici e i tempi di caricamento (non dimentichiamo che siamo pur sempre nel web…) sono veloci. Purtroppo ci sono dei difetti: i tre tool sono parecchio differenti quanto ad interfaccia grafica, risultando quindi anche per questo poco integrati fra loro; e le funzionalità (discorso che vale abbastanza anche per Google Docs comunque) non sono ancora all’altezza di quelle di una suite installabile in locale. Ottima caratteristica però è la possibilità attraverso Google Gears (si veda il mio post precedente) di usare la suite anche offline (così come fa anche lo stracitato Google Docs): una vera comodità. Infine Think Free Online, con i suoi tool Writer, Calc e Show. É una suite meno evoluta delle altre due per quanto a tempi di caricamento dell’interfaccia grafica e a tempi di esecuzione, ma è comunque completa nelle funzionalità. Apre e salva nei formati di Microsoft Office 2007 (Open Xml) e salva in Pdf (come G Docs). Non supporta però (…peccato :( ) i formati Open Document di OpenOffice (ricordo l’importanza di questi formati che sono un vero e proprio Standard, con tanto di certificazione ISO, e non a caso Microsoft sta spingendo molto per ottenere una certificazione di questo tipo anche per il suo formato aperto).
Considerazioni di Geekonomist: per il momento nessuno scalzerà le suite office dai nostri computer, e Microsoft prospererà ancora a lungo in questo settore (sperando che OpenOffice cresca costantemente, e che il suo formato aperto porti alla fine degli standard proprietari in questi ambiti…). Ma quello che è interessante notare è che le suite online hanno già oggi qualcosa che le suite tradizionali non offrono: nei loro limiti dettati anche dall’essere pur sempre degli applicativi web based, le suite di Google, Zoho e Think Free permettono di essere usate praticamente ovunque e di aver accesso ai propri documenti risiedenti nei server delle società che offrono il servizio, senza avere a disposizione nemmeno il proprio pc (si, lo so, il discorso della sicurezza meriterebbe una riflessione a parte: può non un privato, ma un’azienda lasciare i propri delicati documenti nei server di una società esterna fidandosi ciecamente? posso fidarmi a consultare i miei documenti da un computer pubblico?). Inoltre le suite online permettono la collaborazione contemporanea di più utenti nella redazione del documento, cosa non trascurabile. Insomma mi sembra ci siano grosse prospettive per questi applicativi, e anche la possibilità che attraverso dei servizi aggiuntivi, ovviamente a pagamento, vengano offerte future interessanti, in particolare per le aziende (Google Apps docet :P ). Per ora non possiamo fare altro che aspettare che le soluzioni web based crescano al livello delle suite classiche, poi magari l’office sul proprio pc potrebbe diventare solo un lontano ricordo.

7 Aprile, 2008

La rivoluzione dell’offline: Google Gears

Archiviato in: google, software, tech, web — Halo @ 12:26 am
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Sto sperimentando Google Gears: l’applicazione del colosso di Mountain View che grazie ai suoi componenti (fra i quali un database SQLite) ci permette di usufruire anche offline degli sfiziosi servizi web che da Google (e non solo) ci mettono a disposizione. Da Giovy vengo a sapere che ora è disponibile anche Google Docs offline: il word processor online infatti può essere comodamente usato anche senza connessione proprio grazie a Gears, che si occupa di lanciare in locale nel nostro computer il servizio di editing di fogli testuali, e che al nostro ritorno online si premura di sincronizzare il lavoro fatto con i documenti che conserviamo nei server google. Altro servizio indispensabile che grazie a Gears diventa oggi fruibile anche senza connessione è Reader, il feed reader di Big G (attenzione: crea dipendenza. Io non vivo più senza questo strumento, e ho tradito per lui altri feed reader :D ). Ad ogni modo in questo post volevo prendermi la briga di dire due cose sull’installazione di Gears e sullo scenario che si apre di fronte a questo comodissimo applicativo: ho scaricato dalla pagina gears.google.com il pacchetto per Firefox, e la prima cosa da notare è la comodità dell’installazione. Premetto che sto lavorando su un Mac e uso Firefox come browser web (non è possibile su piattaforma Mac usare Gears su Safari, almeno per ora… e su Windows controllate la disponibilità di Gears con browser diversi da Firefox, come Explorer per citarne uno). Comodità dicevo: Gears viene installato in FF come un qualunque suo componente aggiuntivo, e quindi dopo l’installazione lo ritroviamo fra le estensioni nel pannello “Componenti aggiuntivi”. Dopo la fase iniziale siamo quindi già operativi, e basterà collegarsi a Google Docs o Reader per testare i servizi anche offline. Unico trucchetto, se così si può dire, è aver cura di impostare nelle Impostazioni del servizio che stiamo usando la LINGUA INGLESE! infatti per ora Gears non funziona con i servizi Google in Italiano. Sinceramente sto usando per ora solo Reader con Gears, ma l’impatto è ottimo. Il tutto funziona alla perfezione, e per avere tutti i feed non ancora letti nel proprio computer in locale basta cliccare sulla freccia che compare in alto a destra accanto al nome del vostro account per fare una rapida sincronizzazione e scaricare i post da leggere. Un secondo click sulla freccia dopo la sincronizzazione (che se verde indica che siamo online, se grigia che siamo offline) e torniamo connessi online normalmente. Insomma di Gears non posso che parlarne bene, e anche se l’obiettivo ultimo è la connessione ad internet perenne dei dispositivi, in particolare in mobilità, mi sembra che usufruire di servizi web anche senza essere online sia importante per ora. Chi si muove, per lavoro o per studio come il sottoscritto, sa bene che a volte avere il notebook a portata di mano e non avere la connessione è veramente limitante… e a ben poco per ora valgono le tanto reclamizzate (in questo periodo) chiavette da 7.2 mega di Tim e Vodafone: ho provato quella Tim in più luoghi, a casa mia, di un amico, e ci siamo spostati parecchio per cercare una buona connessione stabile. Il risultato è stato piuttosto deludente e, non so se trattasi solo di sfiga ma siamo riusciti a connetterci perlopiù in gprs (lentezza… :( ) e cosa fastidiosissima la connessione era molto instabile. Quindi ben venga la comodità di Gears e di strumenti simili (per Firefox 3 gli sviluppatori Mozilla hanno lavorato anche in questo senso, grandi! ) perché fino a quando il WiMax non farà il miracolo (se lo farà, io ci spero soprattutto per la mobilità e per l’abbattimento del digital divide per coloro che soffrono di un isolamento forzato dall’Adsl) bisognerà adeguarsi a soluzioni intelligenti, per operare off come online allo stesso modo. E quei geni a Mountain View pare proprio abbiano sfornato l’ennesima idea vincente. Bravi! Thanks guys!
P.S.: dimenticavo di dire che Gears non è usabile solo con servizi Google, infatti già alcuni siti e servizi (come il word processor Zoho Writer) ne fanno uso… speriamo siano sempre di più :P

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