Geekonomist

14 Dicembre, 2008

Samsung NC10: recensione

Archiviato in: hardware, mobility, netbook & nettop — Halo @ 8:53 pm
Tags: ,

Se avete notato su sto blog una buona parte di post riguarda uno dei fenomeni del momento, i netbook. Affamato di news, dettagli tecnici e quant’altro riguardi sti aggeggi mi sono fatto un po’ di cultura a riguardo, così nella giornata di ieri sono stato investito da un caro amico dell’onere e dell’onore di essere il suo personalissmo consulente all’acquisto del suo netbook. La scelta, di cui sono il principale responsabile, e che in caso si rivelasse non buona mi comporterà l’esborso di parecchio denaro (ovviamente sotto forma di birra :D ) è ricaduto su uno dei più quotati net, cioè il Samsung NC10. Ho letto ottime recensioni, anche dalle pagine di PcPro, di questo primo oggettino della casa Coreana, perciò, visto che faceva bella mostra di sè in vetrina, ho puntato l’attenzione dell’acquirente verso quel prodotto piuttosto che verso un classico EeePc di Asus o un Aspire One di Acer. Caratteristiche? In breve: partiamo dal prezzo, che come sapete ritengo opportuno rimanga sui 299 €, ma che in questo caso è di 399 € (ci può stare in sto caso, lo capirete dalla dotazione di bordo). Colori: nero o blu o bianco (quello acquistato è di un sobrio blu scuro, molto professional ma al tempo stesso cool, data la finitura lucida superiore). Display: 10,2 pollici, ottimo per lavorare bene, senza affaticare troppo gli occhi, risoluzione di 1024×600 punti; con i filmati (vedi YouTube) si comporta benissimo, dato lo schermo piccolo e l’alta risoluzione… Chassis: spessore modesto (non gradisco tanto i piedini posteriori, ma in effetti permettono una buona inclinazione della tastiera e sono utili per il ricircolo dell’aria interna); plastiche di ottima qualità, con finiture cromate ai bordi; peso contenuto in 1,3 Kg; presenti led di funzionamento vari, sempre indispensabili e graditi; tastiera buona, copre una superficie che è il 93% di una tastiera standard, quindi risulta usabile anche da chi non ha dita piccole; touchpad piccolo ma anch’esso usabile, con i tasti sotto di esso posizionati al punto giusto (leggermente staccati dalla superficie tattile) e con una buona corsa (non serve il mouse, si riesce a lavorare anche con il touchpad: non ascoltate il commesso che vi vuole vendere il mouse a tutti i costi; poi, ovvio, fate voi…). Ah si, la tastiera ha un trattamento agli ioni d’argento, contro i batteri: in questo caso il commento può essere solo uno: ’sti ca’ !!! :D Tasti funzione (gli Fn) presenti, per regolare luminosità, audio, ecc. attraverso i comodi programmini di gestione, generosamente offerti dal produttore del coso in questione. Ora veniamo al punto: processore Intel Atom (e quale se no?) N270 1,6 Ghz, Chipset Intel 945GSE (grafica ovviamente integrata, che discorsi: GMA950, fino a 128 MB di ram condivisi con quella di sistema), 1 Gb di ram DDR2 667 Mhz (aggiornabili a 2 GB, attenzione però: il pc dispone di un solo slot SoDimm per la ram). Disco rigido convenzionale: 160 Gb, regime di rotazione dei piatti a 5400 giri al minuto. Wireless 802.11 b/g, bluetooth. Fotocamera da 1,3 Mpixel (egregia direi), batteria da 5200 mAh, per una durata di più 4 ore con wireless spento. E ancora: casse stereo, lettore di memory card Sd, SdHc, Mmc; microfono integrato, uscite microfono e cuffie. 3 Usb, una presa Ethernet (no modem interno), 1 uscita video Vga. Nessun lettore dvd o cd, chiaro. Infine: sistema operativo Windows Xp (antismanettoni quindi, se non siete in cerca di esperienze nuove e strane o non siete avvezzi al mondo fuori di Microsoft vi andrà benissimo). Garanzia di 1 anno estendibile (da Euronics: offerta per una kasko di 3 anni a 61 € complessivi). All’uso: molto buono, velocità, anche in fase di boot, soddisfacente; reattività all’interno del sistema operativo nella norma, quindi usabilissimo. Un 8 pieno mi sembra se lo meriti.

La video recensione del Samsung NC10 di PcProfessionale

Di seguito propongo un breve sondaggio:

17 Agosto, 2008

Netbook, la rovina dei produttori?

Archiviato in: mobility, netbook & nettop, tech — Halo @ 6:44 pm
Tags: , , ,

Il settore dei netbook in questi tempi tira da matti, e tutti i produttori (inclusi i chip-maker) stanno proponendo le loro soluzioni. Si sa, è fondamentale non rimanere esclusi da un segmento di mercato che ha la sua importanza, come quello appunto dei netbook, così come è altrettanto importante da un punto di vista strettamente markettaro avere una gamma di prodotti la più ampia possibile. Non sono però tutte rose e fiori: se il neonato mercato dei netbook va alla grande non bisogna però ritenere con superficialità che il tutto si traduca direttamente in profitti elevati e utili da capogiro per tutti, solo perché la torta è in “rapida espansione”, e quindi c’è ne sempre di più e ad ogni modo c’è ne per tutti. Non è proprio così, e per primi proprio i produttori (OEM) se ne rendono conto. Larry Wu, vice presidente di MSI, spiega a PcProfessionale (nel numero in edicola di Luglio-Agosto) in un interessante articolo sul Computex 2008 cosa significhi il fenomeno netbook per chi li realizza.
Primo punto: come detto la domanda di questi “cosi” è alle stelle, e nessuno può permettersi di rimanere fuori da questo mercato. Come ho già detto in un post precedente Asus è stato il primo produttore ad aprire le porte di questo meraviglioso, nuovo mondo. Ma gli altri non si sono fatti attendere molto, e già oggi (dopo solo 7 mesi dall’arrivo del primo netbook nel nostro mercato) l’offerta è molto ampia. Da considerare poi un particolare: sono tutti pc che, in quanto tali, hanno componenti standard al loro interno, e quindi il prodotto di Asus non differisce molto da quello di Msi che a sua volta non è poi tanto diverso da quello di Acer, e così via.
Secondo punto: i netbook hanno un prezzo di partenza di 299 €, le versioni leggermente più ricche toccano i 399 €, qualcosa in più per quelle ancora un pochino più ricche, ma insomma siamo sempre su cifre basse. Il tutto si traduce ovviamente in margini scarsi per i produttori, che sono così costretti a vendere molto per sopperire a tutti i costi che derivano dall’avere un netbook a listino. E se la domanda è per ora in forte espansione, quando avrà raggiunto un valore di incremento poco significativo le cose saranno più dure per chi vende.
Terzo punto: l’effetto di cannibalizzazione sui notebook di fascia economica. Si, quelli che vedete spesso in offerta al centro commerciale, a 499 o 599 o 699 €. E questi “cosi”, che svolgono più o meno le stesse funzioni di un netbbok chi li vuole più? Costano di più, sono più ingombranti, scaldano un sacco e non hanno neppure una grande autonomia. Un “net” ha tutto e anche di più per certi aspetti, e costa la metà. Dove sta la fregatura per i produttori? Beh, nei notebook i margini sono più consistenti, e la cannibalizzazione fatta dai “net” nei confronti dei “note” non è per niente una buona cosa. Tanto che Larry Wu dice esplicitamente che tutti si augurano che il mercato dei “net” non sfondi la quota del 20% sul totale delle vendite dei sistemi portatili, altrimenti chi guadagna più (o almeno chi fa più gli stessi profitti di prima)? In un mercato fra poco tempo saturo, pieno di concorrenza e caratterizzato da prodotti dai margini risicatissimi come quello nei netbook, è probabile che non ce ne sarà abbastanza per tutti se non si sta attenti. La parolina magica “diversificazione” (lato estetica, funzionalità e rapporto qualità/prezzo) potrà aiutare a sopravvivere? Lo scopriremo a breve. Vedremo se i “net” sono una manna per noi acquirenti e una mezza fregatura per chi li produce.

28 Giugno, 2008

Ma quanto vale l’Open Source!

Qualche mese fa Sun Microsystems, colosso Californiano della Silicon Valley, acquisiva MySQL per un miliardo di Dollari. MySQL AB è una società svedese che sviluppa un database server, utilizzato moltissimo, in particolare nella piattaforma Lamp (Linux, Apache, MySQL, Php). Non ci sarebbe nulla di strano, di acquisizioni importanti nel campo dell’ICT quanto a capitali ingenti investiti ce ne sono state parecchie negli ultimi anni. Ma il bello è che MySQL è Open Source, e redistribuito perciò gratuitamente agli utenti e a tutti coloro che ne fanno uso. I quesiti circa la valutazione di un Miliardo di Dollari di un prodotto che viene in un certo senso “regalato” sono stati molti, e fondamentalmente solo il tempo saprà dirci se Sun ha valutato bene o meno. Rimane il fatto che un player importante come Sun, da sempre attivo nel settore e quindi molto esperto, ha ritenuto una buona cosa fare un acquisto del genere, perché ritiene evidentemente che quei soldi il codice che c’è dietro MySQL li valga tutti. Senza stare ad enunciare i punti di forza di un progetto a codice aperto basti dire che è proprio la comunità che si forma ad essere una risorsa inestimabile, ed attirare sviluppatori oggi come oggi non è un fatto così scontato. La natura aperta del progetto opera in questo senso, ed è forse l’elemento di maggior valore fra tutti quelli che un progetto Open può offrire: le risorse umane, il know-how diffuso nella comunità, immanente negli sviluppatori; una conoscenza libera di “migrare”, spostarsi ovunque, presso chiunque; re-inventandosi, migliorandosi, libera di aggiornarsi e di introdurre novità, capace di cogliere lo sforzo creativo dei singoli. In un ambiente democratico, aperto a chi vuole capire, iniziare, sperimentare, portare il suo bagaglio di conoscenza e di esperienza. Portando la sua unicità creativa, le sue intuizioni, il suo modo di essere. Si, credo che tutto questo sia il valore più grande dell’Open Source, un qualcosa impagabile e per molti versi difficile se non impossibile da stimare monetariamente. Gli analisti credono che la mossa di Sun sia quindi giusta. E ad ogni modo non stupisce nemmeno tanto. Certo, quando si parla di Miliardi comunque ci fa sempre un pò di impressione, ma i tempi sono di certo maturi, e lo sono da un pezzo (l’Open Source è da tempo che vale molti soldi, non lo dimentico), anche per pagare tutti quei soldi per un prodotto free in quanto libero e in quanto gratuito.
In quest’ottica si spiega la mossa di qualche giorno orsono di Nokia, che andando a rilevare completamente il pacchetto azionario di Symbian (il sistema operativo dei suoi smartphone) per 264 Milioni di €, ha deciso di trasformare il prodotto da Closed ad Open Source. Michele Costabile su PcProfessionale.it riporta uno studio di Om Malik, che rileva essenzialmente come siano due i fenomeni rilevanti a questo proposito: la natura standardizzata dei cellulari di oggi (cloni di iPhone se ne vedono sempre più, e gli smartphone più evoluti di ogni produttore non si discostano poi molto gli uni dagli altri per potenzialità, future e dotazioni) e il peso rilevante del software di questi gadget, unico probabilmente vero elemento distintivo del prodotto. Costabile giunge quindi alla conclusione, che condivido appieno, che la mossa di Nokia sia molto lungimirante, anzi essenziale se vuole contrastare in maniera adeguata Apple e il suo iPhone, capaci di aver inventato un qualcosa di nuovo, mai visto, e capace di rispondere a dei bisogni latenti degli utenti, forse troppe volte visti con sufficienza dagli operatori del settore come Nokia stessa (l’esperienza web su un N95 non è la stessa che si vive con Safari sull’iPhone direi, così come sfogliare le gallerie fotografiche, la musica, ecc… e poi il “touch” è un’esperienza unica di per sé, nemmeno lontanamente paragonabile al “fastidio” di usare un tasto: ma per Nokia il suo sistema è sufficiente? l’utente dovrebbe accontentarsi? spero per loro che non pensino questo). Symbian a codice aperto per Nokia significherà portare molti sviluppatori ad accostarsi a questo sistema operativo, il che dovrebbe tradursi in innovazione, usabilità e nuove funzionalità che serviranno per vincere la concorrenza non solo di Apple, ma anche di altri temibili concorrenti quali Android di Google (anch’esso Open Source, e che aspettiamo di vedere al varco quando sarà disponibile il primo smartphone con questo sistema a bordo), Rim, Microsoft, Linux.
Insomma Nokia ha deciso di investire, come è giusto, sulla conoscenza più che sul hardware: conoscenza libera e liberamente disponibile, evitando un sistema chiuso che potrebbe essere troppo limitante, o quanto meno troppo limitato sul fronte della rapidità dell’innovazione introdotta. Symbian ha già una posizione di rilievo nel mercato, parte già da una posizione invidiabile: ma la concorrenza è aspra, potrebbe buttarti fuori nel giro di poco tempo. Da “Open” ora forse Symbian potrà competere ad armi pari, o forse anche avere qualche vantaggio in più rispetto ad altri. Sta comunque a Nokia e ai suoi partner gestire adeguatamente il progetto e la comunità che ci sta dietro. Non è che perché sei “Open” che necessariamente le cose ti vadano meglio o siano più facili. Ma le potenzialità si, secondo me sono decisamente superiori.

12 Maggio, 2008

Subnotebook: 299 €? Ok il prezzo è giusto

Archiviato in: hardware, mobility, tech — Halo @ 11:43 pm
Tags: , , , , ,

Il successo in continua ascesa dell’Asus Eeepc è l’emblema. Il fatto che a cascata dopo AsusTek anche altri produttori si siano buttati nel segmento ne è la conferma. Che Intel poi abbia investito e stia presentando soluzioni ad hoc per questa piattaforma conferma quanto era nell’aria: i nostri notebook in futuro saranno piccolissimi, poco costosi, li porteremo sempre con noi, consumeranno poco e avranno di conseguenza grande autonomia. Saranno connessi sempre ad internet (le connessioni HSDPA oggi e il WiMax e l’LTE domani dovrebbero aiutare in questo senso) e avranno prestazioni di tutto rispetto anche se su questo ultimo punto forse si potrebbe obiettare (personalmente non mi aspetto di giocare, fare grafica o videoediting con un mini notebook, non fosse altro per il monitor micro). Ma questo non penso sia la questione sulla quale concentrarsi: questi “piccoli” sono stati concepiti per la mobilità e per darci una mano nel fare in piena libertà operazioni quali la navigazione nel web, la consultazione della posta e la produttività personale; e per il futuro non penso le cose cambino. Comunque il recente IDF di Intel ha schiarito ulteriormente le idee, come se ce ne fosse bisogno: sono rimasto colpito dalla nuova piattaforma Atom e Centrino Atom, che promettono e renderanno effetiva una grande potenza e autonomia dei nostri futuri subnotebook. Processori piccolissimi, con capacità senza precedenti (e non solo per il calcolo appunto). Le richieste dei vari OEM sono alle stelle per questo ennesimo chip di successo della casa di Santa Clara, e si stima che la domanda in relazione alla capacità produttiva di Intel possa essere evasa inizialmente solo per il 40%. Asus mi sembra che goda dei vantaggi del “first mover” in questo senso, e la prossima generazione di EeePc (non la 900, che sta uscendo in questo periodo e che adotta ancora una cpu Celeron, ma quella che verrà dopo, con schermo da 10 pollici) dovrebbe adottare proprio Atom come cpu. Pochi giorni fa MSI ha presentato il suo “Wind”, con il quale cercherà di ritagliarsi una fetta della torta, per ora monopolizzata dal gioiellino di Asus (e dico io: come si fa a non essersi accorti prima di una domanda latente di subnotebook di questo tipo? Sono felice per Asus, l’unica che ha avuto l’intelligenza e il coraggio di fare il passo e “creare” questo nuovo segmento; l’attuale monopolio se lo merita tutto, vediamo cosa si inventeranno per cercare pure di mantenerlo). Se c’è una cosa da cui diffiderei però e che balza agli occhi se si guarda all’offerta dei vari marchi è il prezzo: già, occhio al prezzo, mi raccomando. Non fatevi allettare dal processore poco più potente, dalla memoria maggiore, dallo schermo leggermente più grande: cose utili certamente, ma non vale la pena di spendere cifrone (e MSI arriva fino a 700 € per il suo Wind) per un pc che comunque non deve farvi girare Photoshop, Crysys o Adobe Premiere. Usando il buon senso si capisce, mi sembra, che il prezzo adeguato è 299 €, e spendere anche 100 € in più secondo me è inutile. La possibilità di avere un pc del genere a 299 € non bisogna sprecarla, e se proprio non si vuole rinunciare all’optional che lo rende un pò più performante bisogna anche pensare che con il lancio di nuove versioni (come appunto la nuova serie 900 al posto della 701 per l’EeePc) si potrebbe trovare qualche offerta, e che se non si trova la concorrenza che si sta aprendo e che vuole sabotare il monopolio di Asus dovrebbe agire in questo senso. Per conto mio comprate il subnotebook della marca che volete (tanto i componenti più o meno sono quelli) ma non fatevi prendere dall’aspetto emozionale :D : per EeePc e company il prezzo giusto è 299 €.

8 Marzo, 2008

Quando Asus fa le veci di Apple

Archiviato in: hardware, mobility, tech — Halo @ 2:21 pm
Tags: , , ,

L’enorme successo dell’ eeePc di Asus (per info su cosa sto parlando leggi l’ottimo post di Giovy e quest’articolo di Punto Informatico) ha attirato non poco l’attenzione di tantissimi, nel web e non solo. Le vendite sono state oramai talmente tante che probabilmente la stessa AsusTek è rimasta spiazzata (il presidente dell’azienda non più tardi di due settimane fa ha annunciato che la produzione è stata sospesa per qualche giorno per mancanza di alcuni componenti!). Mi sorge spontanea quindi la domanda: ma il motivo di questo successo è solo il prezzo (299 €)? Premetto che ho avuto la fortuna di provare un esemplare, cosa non proprio scontata in questo periodo neanche nel nostro Paese. Il piccolo ultraportatile è veramente carino, anche esteticamente. Le plastiche, la tastiera, il monitor sono buoni considerando che il tutto viene offerto ad un prezzo bassissimo. Le soluzioni hardware implementate non sono di livello eccelso ma apprezzabili comunque (mi sentirei in colpa personalmente con sto prezzo a pretendere di più), e chi si lamenta del monitor troppo piccolo, del disco troppo poco capiente (solo 4 gb sono pochini, ma apprezzo molto la decisione di montare un SSD) o del processore non troppo performante non ha che da attendere lo speed bump annunciato da qualche giorno. Ad ogni modo guardando al successo riscosso credo tutti si siano ben adattati alle “ristrettezze” offerte dell’eeePc, apprezzando invece la portabilità estrema e capendo facilmente che l’ambito di utilizzo del gioiellino è quello della navigazione e della produttività personale in tutte le condizioni di mobilità (la confezione, completissima, include già una second skin, giusto per essere immediatamente operativi e portare il pc in ogni dove :) ). Ma tornando alla domanda del perché di una accettazione del mercato tanto favorevole, se non solo legata al prezzo vantaggioso, mi veniva da pensare che in realtà la grande idea messa in campo da Asus sia la fusione di svariate future apprezzabili da tutte le categorie di consumatori, smanettoni in primis :D , e basta vedere tutto il clamore del web, i post su post nei quali oramai chiunque si è sbizzarrito a fare di tutto con l’eeePc per capire. Senza nemmeno considerare caratteristiche di successo che si percepiscono a colpo d’occhio, quali appunto prezzo, mobilità estrema, autonomia, la prima di queste fortunate future è sicuramente la scelta operata da Asus di utilizzare Linux: Xandros è una buona distro, declinata poi per l’eeePc nelle due modalità d’uso Easy e Full Desktop Mode diventa fruibile non solo per chi usa un pc da anni ma anche per i bambini. La scelta di un OS Open Source è naturalmente dettata anche dalla riduzione dei costi (offri te con 299 € un pc completo e con licenza Windows :S ), ma da quanto si legge in rete questa scelta ha scatenato le fantasie più spinte di hacker provetti e collaudati, e quindi sembra essere una moda oramai comprare l’eeePc, guardare un attimo Xandros e poi rimpiazzarlo con altre distro (eeeXubuntu quotatissima), o con Windows o addirittura con OS X. Altra future vincente (se vogliamo chiamarla così, ma mi sembra che almeno per Asus lo sia) è la pressoché totale assenza di concorrenti nel mercato: ora ci si stanno buttando tutti, ma si sa che quando crei un mito è difficile scalfire il suo potere (vedi caso iPod) e chissà che un domani molto prossimo nell’immaginario collettivo ogni micro pc non venga chiamato ePc (proprio come molti chiamano un qualsiasi lettore mp3 iPod a prescindere che sia l’originale Apple). Terza e importante caratteristica fuori dal comune è, a mio avviso, l’esigenza di un eeePc da parte del mercato: ma dico, possibile che i produttori non se ne siano accorti che ne avevamo bisogno? A parte chi lo compra per sport, effettivamente fa comodo a chiunque avere un pc piccolo, bello, essenziale, usabile per le esigenze minime di connettività e produttività personale. Il tutto ovviamente non sarebbe percepito allo stesso modo se il prezzo fosse stato anche solo di 200 € in più. Ma è per questo che Asus merita secondo me il successo che sta ottenendo con questo ottimo prodotto. Per questo dico che più che Asus sembra si tratti di Apple, dato che sappiamo bene che è l’azienda di Cupertino che da qualche decennio ci ha abituato, più di tutti le altre, a metterci davanti ad oggetti unici, fruibili veramente, semplici e desiderabili da noi consumatori.

Blog su WordPress.com.