Samsung NC10: recensione

Se avete notato su sto blog una buona parte di post riguarda uno dei fenomeni del momento, i netbook. Affamato di news, dettagli tecnici e quant’altro riguardi sti aggeggi mi sono fatto un po’ di cultura a riguardo, così nella giornata di ieri sono stato investito da un caro amico dell’onere e dell’onore di essere il suo personalissmo consulente all’acquisto del suo netbook. La scelta, di cui sono il principale responsabile, e che in caso si rivelasse non buona mi comporterà l’esborso di parecchio denaro (ovviamente sotto forma di birra :D ) è ricaduto su uno dei più quotati net, cioè il Samsung NC10. Ho letto ottime recensioni, anche dalle pagine di PcPro, di questo primo oggettino della casa Coreana, perciò, visto che faceva bella mostra di sè in vetrina, ho puntato l’attenzione dell’acquirente verso quel prodotto piuttosto che verso un classico EeePc di Asus o un Aspire One di Acer. Caratteristiche? In breve: partiamo dal prezzo, che come sapete ritengo opportuno rimanga sui 299 €, ma che in questo caso è di 399 € (ci può stare in sto caso, lo capirete dalla dotazione di bordo). Colori: nero o blu o bianco (quello acquistato è di un sobrio blu scuro, molto professional ma al tempo stesso cool, data la finitura lucida superiore). Display: 10,2 pollici, ottimo per lavorare bene, senza affaticare troppo gli occhi, risoluzione di 1024×600 punti; con i filmati (vedi YouTube) si comporta benissimo, dato lo schermo piccolo e l’alta risoluzione… Chassis: spessore modesto (non gradisco tanto i piedini posteriori, ma in effetti permettono una buona inclinazione della tastiera e sono utili per il ricircolo dell’aria interna); plastiche di ottima qualità, con finiture cromate ai bordi; peso contenuto in 1,3 Kg; presenti led di funzionamento vari, sempre indispensabili e graditi; tastiera buona, copre una superficie che è il 93% di una tastiera standard, quindi risulta usabile anche da chi non ha dita piccole; touchpad piccolo ma anch’esso usabile, con i tasti sotto di esso posizionati al punto giusto (leggermente staccati dalla superficie tattile) e con una buona corsa (non serve il mouse, si riesce a lavorare anche con il touchpad: non ascoltate il commesso che vi vuole vendere il mouse a tutti i costi; poi, ovvio, fate voi…). Ah si, la tastiera ha un trattamento agli ioni d’argento, contro i batteri: in questo caso il commento può essere solo uno: ’sti ca’ !!! :D Tasti funzione (gli Fn) presenti, per regolare luminosità, audio, ecc. attraverso i comodi programmini di gestione, generosamente offerti dal produttore del coso in questione. Ora veniamo al punto: processore Intel Atom (e quale se no?) N270 1,6 Ghz, Chipset Intel 945GSE (grafica ovviamente integrata, che discorsi: GMA950, fino a 128 MB di ram condivisi con quella di sistema), 1 Gb di ram DDR2 667 Mhz (aggiornabili a 2 GB, attenzione però: il pc dispone di un solo slot SoDimm per la ram). Disco rigido convenzionale: 160 Gb, regime di rotazione dei piatti a 5400 giri al minuto. Wireless 802.11 b/g, bluetooth. Fotocamera da 1,3 Mpixel (egregia direi), batteria da 5200 mAh, per una durata di più 4 ore con wireless spento. E ancora: casse stereo, lettore di memory card Sd, SdHc, Mmc; microfono integrato, uscite microfono e cuffie. 3 Usb, una presa Ethernet (no modem interno), 1 uscita video Vga. Nessun lettore dvd o cd, chiaro. Infine: sistema operativo Windows Xp (antismanettoni quindi, se non siete in cerca di esperienze nuove e strane o non siete avvezzi al mondo fuori di Microsoft vi andrà benissimo). Garanzia di 1 anno estendibile (da Euronics: offerta per una kasko di 3 anni a 61 € complessivi). All’uso: molto buono, velocità, anche in fase di boot, soddisfacente; reattività all’interno del sistema operativo nella norma, quindi usabilissimo. Un 8 pieno mi sembra se lo meriti.

La video recensione del Samsung NC10 di PcProfessionale

Di seguito propongo un breve sondaggio:

Un netbook da Apple?

Visti i successi commerciali dei netbook un pò tutti i principali produttori si sono proposti sul mercato con almeno un modello di pc portatile minimalista. L’idea di scrivere un post su un possibile “net” della Mela morsicata mi frullava in testa da tempo, anche perché potrebbe non essere un’idea così scontatamente stupida, e anche perché domani si vocifera verrà presentato il MacBook meno costoso della storia (si parla di 600€). Mi sono trovato a pensare più di qualche volta se da Mac User e da Geek provetto non desiderassi un prodotto del tipo Eee Pc ma in versione supercarrozzata e dotato di quel qualcosa in più, di quel certo “non so che” che solo Apple sa dare… e la risposta è stata: “No, se fossi in Steve Jobs non lo farei”. Bestemmie a parte (“…se fossi in Steve Jobs” intendo :D ) a mente fredda non mi sembra ci siano motivi che potrebbero rendere appetibile per Apple entrare in un settore che si, tira da matti, e che potenzialmente lo farà ancora per lungo tempo (il settore è molto giovane, si trova in una fase di forte espansione), ma che ha i suoi contro per i produttori (e nel caso specifico di Apple, di contro ne ha di più rispetto ad altri offerenti). Mi riferisco anzitutto a quanto detto in qualche post fa, circa (parola del vice presidente di MSI) la scarsissima redditività dei netbook, del problema del cannibalismo dei “net” nei confronti dei notebook tradizionali, ai quali nel caso di Apple si aggiunge a mio modesto avviso anche un problema di immagine ed uno di convenienza  ad offrire questo tipo di prodotto. A parte redditività e cannibalismo dei quali ho già trattato, e per Apple non cambierebbe il discorso nella sostanza, se penso all’immagine che la società di Jobs vanta, mi fa pensare l’idea di un “net” con la mela addosso: non sto dicendo che l’Eee Pc, o l’Aspire One o il Wind Pc non siano ottimi prodotti, ma ci sono dei limiti e dei “problemini” che vanno oltre il solo dire: “mi accontento, costa solo 299€ e non è stato concepito nemmeno per dare di più…” . Il disco rigido ad esempio è un tallone d’Achille per questi dispositivi: i Solid State Disk montati a bordo degli Eee e soci non sono né veloci come dovrebbero, né consumano poco come dovrebbero, né hanno spazio a sufficienza. I dischi tradizionali (vedi Wind Pc) sono anche capienti ma comportano un costo finale del prodotto più elevato… insomma mi sorgono dei dubbi: sarei disposto, e chiedo anche a voi, sareste disposti ad un prodotto Apple che ha delle limitazioni (qualitative in un certo senso) evidenti e marcate? L’immagine di Apple per me ne sarebbe un pò sporcata… Secondo punto: conviene ad Apple avere a catalogo un netbook? Risposta ancora negativa secondo me. Se le voci di corridoio trovano conferma, il MacBook economico da 600€ potrebbe riferirsi ad un modello con display piccolo, ma non per questo il sistema dovrebbe essere un “net”: potrebbe essere una rivisitazione del iBook da 12″, tanto agognato da molti in questi anni duranti i quali è scomparso dai listini. La scelta sarebbe molto più azzeccata credo, perché le rinunce in termini prestazionali, di materiali e qualitative non dovrebbero essere troppo elevate (non costerebbe mica 299 o 399€ come un Eee in fin dei conti) e perché Apple riuscirebbe a mantenere un’immagine migliore attraverso un prodotto migliore di un “net” a bassissimo costo, e anche perché appunto un iBook da 12″ riveduto, corretto e offerto ad un prezzo giusto (si, credo che 600-650€ per un piccolo portatile della Mela ci stiano) andrebbe a colmare una lacuna presente nella gamma e farebbe la felicità di tanti; se ci pensiamo un piccolo Mac portatile oggi costa, ben che vada, circa 1000€, e del MacBook Air che è il principe della portabilità non si può neanche parlare visto il prezzo! Insomma io un netbook della Apple forse non lo prenderei, da Apple voglio e mi aspetto di più: nessuna limitazione e nessun compromesso. Ma l’iBook da 12″, io, me lo sogno ancora la notte :D

Netbook, la rovina dei produttori?

Il settore dei netbook in questi tempi tira da matti, e tutti i produttori (inclusi i chip-maker) stanno proponendo le loro soluzioni. Si sa, è fondamentale non rimanere esclusi da un segmento di mercato che ha la sua importanza, come quello appunto dei netbook, così come è altrettanto importante da un punto di vista strettamente markettaro avere una gamma di prodotti la più ampia possibile. Non sono però tutte rose e fiori: se il neonato mercato dei netbook va alla grande non bisogna però ritenere con superficialità che il tutto si traduca direttamente in profitti elevati e utili da capogiro per tutti, solo perché la torta è in “rapida espansione”, e quindi c’è ne sempre di più e ad ogni modo c’è ne per tutti. Non è proprio così, e per primi proprio i produttori (OEM) se ne rendono conto. Larry Wu, vice presidente di MSI, spiega a PcProfessionale (nel numero in edicola di Luglio-Agosto) in un interessante articolo sul Computex 2008 cosa significhi il fenomeno netbook per chi li realizza.
Primo punto: come detto la domanda di questi “cosi” è alle stelle, e nessuno può permettersi di rimanere fuori da questo mercato. Come ho già detto in un post precedente Asus è stato il primo produttore ad aprire le porte di questo meraviglioso, nuovo mondo. Ma gli altri non si sono fatti attendere molto, e già oggi (dopo solo 7 mesi dall’arrivo del primo netbook nel nostro mercato) l’offerta è molto ampia. Da considerare poi un particolare: sono tutti pc che, in quanto tali, hanno componenti standard al loro interno, e quindi il prodotto di Asus non differisce molto da quello di Msi che a sua volta non è poi tanto diverso da quello di Acer, e così via.
Secondo punto: i netbook hanno un prezzo di partenza di 299 €, le versioni leggermente più ricche toccano i 399 €, qualcosa in più per quelle ancora un pochino più ricche, ma insomma siamo sempre su cifre basse. Il tutto si traduce ovviamente in margini scarsi per i produttori, che sono così costretti a vendere molto per sopperire a tutti i costi che derivano dall’avere un netbook a listino. E se la domanda è per ora in forte espansione, quando avrà raggiunto un valore di incremento poco significativo le cose saranno più dure per chi vende.
Terzo punto: l’effetto di cannibalizzazione sui notebook di fascia economica. Si, quelli che vedete spesso in offerta al centro commerciale, a 499 o 599 o 699 €. E questi “cosi”, che svolgono più o meno le stesse funzioni di un netbbok chi li vuole più? Costano di più, sono più ingombranti, scaldano un sacco e non hanno neppure una grande autonomia. Un “net” ha tutto e anche di più per certi aspetti, e costa la metà. Dove sta la fregatura per i produttori? Beh, nei notebook i margini sono più consistenti, e la cannibalizzazione fatta dai “net” nei confronti dei “note” non è per niente una buona cosa. Tanto che Larry Wu dice esplicitamente che tutti si augurano che il mercato dei “net” non sfondi la quota del 20% sul totale delle vendite dei sistemi portatili, altrimenti chi guadagna più (o almeno chi fa più gli stessi profitti di prima)? In un mercato fra poco tempo saturo, pieno di concorrenza e caratterizzato da prodotti dai margini risicatissimi come quello nei netbook, è probabile che non ce ne sarà abbastanza per tutti se non si sta attenti. La parolina magica “diversificazione” (lato estetica, funzionalità e rapporto qualità/prezzo) potrà aiutare a sopravvivere? Lo scopriremo a breve. Vedremo se i “net” sono una manna per noi acquirenti e una mezza fregatura per chi li produce.

Pico-Itx: la grande idea di Via

Oggi come oggi, chi si interessa di high tech lo sa bene, più che i MegaHertz contano i watt: i record di frequenza delle cpu hanno perso importanza se paragonati ai consumi che i componenti di un pc richiedono. Se guardiamo ai consumi, ponderando la loro importanza con le prestazioni, magari con le dimensioni e con le funzionalità otteniamo netbook e nettop, che di questi tempi sappiamo vanno alla grande. Via Technologies è un chip-maker molto attivo in questo senso, e da tempo mostra particolare attenzione ai consumi con le sue cpu e schede madri, e con molti altri suoi prodotti in genere. Mi sembra si possa dire che la mission dell’azienda sia molto distante da quella dei più famosi chip-maker, Intel e Amd, e Via da questo punto di vista si è ritagliata probabilmente uno spazio tutto suo, tralasciando la rincorsa alle prestazioni in favore di altri fattori “critici”. Ecco quindi che non stupisce che Via proponga Artigo, un barebone con mother board in formato Pico-Itx (che significa che la scheda madre misura appena 10×7,2 cm!), mini pc installabile volendo anche all’interno di un vano per lettori ottici in un normale desktop domestico. Questo kit contiene quasi tutto il necessario, tranne disco rigido e memoria ram, ma per il resto è un pc x86 completo e usabilissimo, con ottime doti (oltre ai consumi bassissimi: 20 watt monitor escluso). La cpu è una Via C7 funzionante ad 1 GHz, la scheda madre è invece una Epia PX-10000 con chipset Via VX700, con grafica integrata ovviamente (Via UniChrome PRO II). Sulla piccola mother board trovano posto anche le porte indispensabili quali Ethernet (rj-45), 4 Usb, 2 Ps/2, 1 Dvi e 1 Seriale. Il kit come detto non comprende però HD e Ram, per i quali ci dobbiamo arrangiare: bastano comunque un normale disco da notebook (da 2,5” Ata) e della ram DDR2 da 533 MHz nel formato SoDimm (da notebook). Artigo viene fornito in un box metallico di colore nero, non troppo sofisticato ma ad ogni modo piacevole a mio giudizio (considerando anche che può appunto finire dentro un normale desktop, e che quindi potrebbe anche non essere in vista). Composto in questo modo il kit, con il disco rigido che viene ospitato nella parte inferiore del box, sotto quindi alla scheda madre e al sistema completo, è tutto pronto per accendere il mini pc.
Artigo va alla grande sia in ambiente Windows Xp che, a maggior ragione, in ambiente Linux: è ottimo come pc secondario e svolge egregiamente le funzioni di base quali navigazione, download (anche attraverso programmi p2p), riproduzione di contenuti multimediali (non in High Definition però: la cpu non regge la sfida :( ). Se si sceglie una distro Linux poi il sistema viaggia alla grande, e non ci sono problemi nel riconoscimento delle periferiche che compongono il sistema, in quanto sono tutte supportate.
Insomma, è di Via a quanto pare il primo vero e proprio Nettop: consumi, dimensioni e funzionalità contenuti, ma grande usabilità, possibilità di personalizzazione (software) ed essenzialità.

Netbook: che errore non averci pensato prima!

Netbook e nettop stanno (i primi) e stanno per farlo (i secondi) cambiando radicalmente le regole del mercato dei computer, almeno così come lo conosciamo da anni. Certo le cose nel settore dell’elettronica cambiano costantemente, lo sappiamo che non c’è nulla di stabile e definito. Ma la rivoluzione a cui stiamo assistendo ha decisamente qualcosa di inusuale, e la domanda che mi sorge spontanea (da aspirante markettaro ;) ) è: ma com’è possibile che colossi del settore informatico (non serve fare nomi credo) non si siano resi conto della potenzialità del mercato di netbook e nettop? Possibile che ci sia stata una svista (leggermente macroscopica) dei markettari di ‘sti giganti del high tech che non si sono resi conto che la gente avrebbe fatto a botte, si sarebbe presa per i capelli, avrebbe dato l’assalto pur di accaparrarsi l’ultimo Eee Pc (o equivalente) del negozio o centro commerciale che sia? Trattasi di un piccolo errore nell’analisi della segmentazione del mercato? È possibile che i markettari di Intel e Amd (altri due colpevoli senza scusanti) non si siano resi conto che dovevano darci sotto producendo cpu a bassissimo consumo e non farsi trovare impreparati (si Intel ha realizzato Atom, ok, fantastico: ma si sono fatti sorprendere dalle richieste elevatissime che questo prodotto ha avuto sin da subito, senza riuscire a soddisfarle). Insomma, non è che sto qui a fare la requisitoria a nessuno, non è che sono un genio del mktg… ma il problema è che da umile, semplice consumatore qualunque il mio bisogno era latente, ma non per questo motivo inesistente. Voglio dire che non ci voleva il genio della lampada per indovinare un prodotto come l’Eee Pc, e merito ad Asus senza la quale forse oggi non avremmo ancora netbook e nettop. Asus 10 e lode e a tutti gli altri un “ci rivediamo a settembre”? Mmhhh, la battaglia è apertissima, anche perché in prodotti standardizzati come i pc di vantaggi competitivi che riesci a mantenere in eterno non ce ne sono. Apple stessa, che è Apple, deve combattere e portare avanti un suo sistema operativo, uno stile e un design tutto suo per differenziarsi, altrimenti sarebbe (almeno per il mercato desktop e notebook) solo uno dei tanti produttori. Eee Pc, Wind Pc di MSI, Aspire One di Acer ecc. non hanno molto di differente, i componenti sono circa gli stessi: e infatti quelli su all’ufficio marketing di Asus (che ne sanno un sacco) stanno lavorando sodo per differenziare il loro prodotto, ampliare la gamma, soddisfare tutti i bisogni del nuovo segmento di mercato, offrendo svariati modelli di Eee Pc (differenti per schermo o per cpu e altri componenti interni), inventandosi il nettop (variante Eee del classico desktop) e creando pure un All in One della serie “Easy to…” stile iMac.
Ne vedremo delle belle quindi, considerando che questo mercato è giovanissimo poi… Il rimpianto è solo uno: di occasioni del genere non ne capitano due volte, in mercati sovrasaturi come quello dell’informatica, dove oramai di cose da scoprire (intendo macroscopiche) non c’è ne forse più, vuoi mettere essere il markettaro che si è inventato ‘sto nuovo mondo? Mi sa che adesso il fortunello si sta godendo il suo sostanzioso aumento di stipendio da qualche parte al caldo :D