Di VirtualBox vi avevo già parlato. Ottimo strumento per virtualizzare sistemi operativi, gratuito, multipiattaforma, e con alle spalle un’azienda solida e affidabile (per la qualità dei prodotti) come Sun Microsystems. Mi tengo costantemente aggiornato sullo stato di sviluppo di questo software in quanto lo uso sul mio Mac per avere a disposizione anche Windows Xp e Ubuntu Linux per lavorare anche con gli strumenti offerti per questi altri due s.o., nonché per fare le mie prove da buon geek
. Le recenti settimane sono state molto intense per VirtualBox: sono state rilasciate le nuove versioni del ramo 1.6 e si è giunti al rilascio anche della nuova major version, la 2.0, seguita dopo qualche giorno dal rilascio della prima maintenance version (la 2.0.2). La cosa mi ha fatto subito pensare alle parole di Eric Steven Raymond autore de “La cattedrale e il bazaar”, nel quale, trattando di Open Source, si ricordava come fosse importante per questo modello di sviluppo di software offrire costantemente alla comunità i risultati del lavoro svolto, sia per rendere manifesti i contributi sia per incentivare la partecipazione: distribuire presto e spesso, appunto. Dalle parti di Innotek (azienda che sviluppava originariamente VirtualBox, prima della sua acquisizione da parte di Sun) devono aver accolto in pieno i dogmi di Raymond. Sembra infatti che l’impulso allo sviluppo e alla pubblicazione sia molto forte, anche perché ci sarà tutto l’interesse di Sun a contrastare prodotti per la virtualizzazione più blasonati (specialmente per Mac) come Parallels e (il campionissimo
) VMware. Sun quindi sembra stia cercando di spostare il consenso degli utenti verso la sua piattaforma, anche perché se di soldi a livello di privati non se ne vedono con VirtualBox, ben a livello professionale (con consulenze, supporto e quant’altro) il giro di affari è interessante; e far conoscere a livello di privati un prodotto ottimo come VB potrebbe spostare anche delle attenzioni a livello professionale (e in ogni caso VB è utile a Sun anche per non consegnare fette di mercato eccessive ai competitors, che già godono di posizioni forti). Da notare come nella versione 2 sia stata migliorata anche l’integrazione con Mac OS X Leopard, chiaro segno che si punta forte sui Mac user… le funzionalità nuove sono interessanti (vedi changelog) anche se per esperienza personale già quanto offerto nelle precedenti release era ottimo e più che sufficiente (su tutte: supporto a numerosi s.o. sia come host che come guest).
Apprezzabilissimo quindi l’impegno di Sun e comunity che ci offrono uno strumento completo e completamente gratuito, costantemente aggiornato (se vanno avanti così ci faran venire il mal di testa
), funzionale, usabile e affidabile. Da 10 e lode! Thanxx guys
!!!
VirtualBox 2.0: distribuisci presto, distribuisci spesso…
16 Settembre, 2008 a 11:21 pm (open source, sistemi operativi, software, virtualizzazione)
Tags: virtualbox, virtualizzazione
Ma quanto vale l’Open Source!
28 Giugno, 2008 a 3:54 pm (mobility, open source, sistemi operativi, tech)
Tags: nokia, nokia acquista symbian, smartphone, symbian, symbian open source
Qualche mese fa Sun Microsystems, colosso Californiano della Silicon Valley, acquisiva MySQL per un miliardo di Dollari. MySQL AB è una società svedese che sviluppa un database server, utilizzato moltissimo, in particolare nella piattaforma Lamp (Linux, Apache, MySQL, Php). Non ci sarebbe nulla di strano, di acquisizioni importanti nel campo dell’ICT quanto a capitali ingenti investiti ce ne sono state parecchie negli ultimi anni. Ma il bello è che MySQL è Open Source, e redistribuito perciò gratuitamente agli utenti e a tutti coloro che ne fanno uso. I quesiti circa la valutazione di un Miliardo di Dollari di un prodotto che viene in un certo senso “regalato” sono stati molti, e fondamentalmente solo il tempo saprà dirci se Sun ha valutato bene o meno. Rimane il fatto che un player importante come Sun, da sempre attivo nel settore e quindi molto esperto, ha ritenuto una buona cosa fare un acquisto del genere, perché ritiene evidentemente che quei soldi il codice che c’è dietro MySQL li valga tutti. Senza stare ad enunciare i punti di forza di un progetto a codice aperto basti dire che è proprio la comunità che si forma ad essere una risorsa inestimabile, ed attirare sviluppatori oggi come oggi non è un fatto così scontato. La natura aperta del progetto opera in questo senso, ed è forse l’elemento di maggior valore fra tutti quelli che un progetto Open può offrire: le risorse umane, il know-how diffuso nella comunità, immanente negli sviluppatori; una conoscenza libera di “migrare”, spostarsi ovunque, presso chiunque; re-inventandosi, migliorandosi, libera di aggiornarsi e di introdurre novità, capace di cogliere lo sforzo creativo dei singoli. In un ambiente democratico, aperto a chi vuole capire, iniziare, sperimentare, portare il suo bagaglio di conoscenza e di esperienza. Portando la sua unicità creativa, le sue intuizioni, il suo modo di essere. Si, credo che tutto questo sia il valore più grande dell’Open Source, un qualcosa impagabile e per molti versi difficile se non impossibile da stimare monetariamente. Gli analisti credono che la mossa di Sun sia quindi giusta. E ad ogni modo non stupisce nemmeno tanto. Certo, quando si parla di Miliardi comunque ci fa sempre un pò di impressione, ma i tempi sono di certo maturi, e lo sono da un pezzo (l’Open Source è da tempo che vale molti soldi, non lo dimentico), anche per pagare tutti quei soldi per un prodotto free in quanto libero e in quanto gratuito.
In quest’ottica si spiega la mossa di qualche giorno orsono di Nokia, che andando a rilevare completamente il pacchetto azionario di Symbian (il sistema operativo dei suoi smartphone) per 264 Milioni di €, ha deciso di trasformare il prodotto da Closed ad Open Source. Michele Costabile su PcProfessionale.it riporta uno studio di Om Malik, che rileva essenzialmente come siano due i fenomeni rilevanti a questo proposito: la natura standardizzata dei cellulari di oggi (cloni di iPhone se ne vedono sempre più, e gli smartphone più evoluti di ogni produttore non si discostano poi molto gli uni dagli altri per potenzialità, future e dotazioni) e il peso rilevante del software di questi gadget, unico probabilmente vero elemento distintivo del prodotto. Costabile giunge quindi alla conclusione, che condivido appieno, che la mossa di Nokia sia molto lungimirante, anzi essenziale se vuole contrastare in maniera adeguata Apple e il suo iPhone, capaci di aver inventato un qualcosa di nuovo, mai visto, e capace di rispondere a dei bisogni latenti degli utenti, forse troppe volte visti con sufficienza dagli operatori del settore come Nokia stessa (l’esperienza web su un N95 non è la stessa che si vive con Safari sull’iPhone direi, così come sfogliare le gallerie fotografiche, la musica, ecc… e poi il “touch” è un’esperienza unica di per sé, nemmeno lontanamente paragonabile al “fastidio” di usare un tasto: ma per Nokia il suo sistema è sufficiente? l’utente dovrebbe accontentarsi? spero per loro che non pensino questo). Symbian a codice aperto per Nokia significherà portare molti sviluppatori ad accostarsi a questo sistema operativo, il che dovrebbe tradursi in innovazione, usabilità e nuove funzionalità che serviranno per vincere la concorrenza non solo di Apple, ma anche di altri temibili concorrenti quali Android di Google (anch’esso Open Source, e che aspettiamo di vedere al varco quando sarà disponibile il primo smartphone con questo sistema a bordo), Rim, Microsoft, Linux.
Insomma Nokia ha deciso di investire, come è giusto, sulla conoscenza più che sul hardware: conoscenza libera e liberamente disponibile, evitando un sistema chiuso che potrebbe essere troppo limitante, o quanto meno troppo limitato sul fronte della rapidità dell’innovazione introdotta. Symbian ha già una posizione di rilievo nel mercato, parte già da una posizione invidiabile: ma la concorrenza è aspra, potrebbe buttarti fuori nel giro di poco tempo. Da “Open” ora forse Symbian potrà competere ad armi pari, o forse anche avere qualche vantaggio in più rispetto ad altri. Sta comunque a Nokia e ai suoi partner gestire adeguatamente il progetto e la comunità che ci sta dietro. Non è che perché sei “Open” che necessariamente le cose ti vadano meglio o siano più facili. Ma le potenzialità si, secondo me sono decisamente superiori.
Virtualizzazione gratuita con VirtualBox
6 Giugno, 2008 a 12:35 am (Apple, sistemi operativi, software, tech, virtualizzazione)
Tags: guida virtualbox, virtualbox, virtualizzazione, windows in mac os x
Poco tempo fa vi ho parlato di virtualizzazione, citando in breve benefici e possibilità che questa “tecnica” offre a livello professionale e a tutti i geek che per necessità o per curiosità volessero un’unica postazione con più sistemi operativi. Oggi invece vi parlo di un caso pratico, che ho avuto il piacere di sperimentare: VirualBox, di Sun Microsystems (era di Innotek prima dell’acquisizione da parte di Sun). Procediamo con ordine: per prima cosa scarichiamo l’ultima release di VirtualBox, la 1.6 in questo momento, datata 30 Aprile 2008 e quindi molto recente. I miglioramenti di questa ultima release sono davvero importanti andando a spulciare il changelog, ed inoltre è la prima versione che porta in bella mostra il nome di Sun, nuovo proprietario del prodotto (e consapevoli dell’impegno di Sun nel mondo dell’open source confidiamo speranzosi in un futuro prospero per questo progetto
). Fra le cose che più mi hanno colpito, visto le mie esigenze, il pieno supporto a host Mac Os X, oltre ovviamente a svariate versioni di Windows, Linux e OpenSolaris. E infatti sto testando VirtualBox proprio in ambiente Os X, sul mio Mac Mini, con processore Intel, 1 Gb di ram e Hard Disk da 80 Gb. Ho deciso di togliermi lo sfizio e virtualizzare Windows, Xp nella fattispecie. Scaricato e installato il software di virtualizzazione non rimane altro che avviarlo: l’interfaccia grafica è davvero piacevole, completamente tradotta in italiano, semplice e senza fronzoli, aiuta tantissimo a non incasinarsi, a maggior ragione chi è alle prime sperimentazioni. Altra cosa notevole sono le procedure assistite, che intervengono più di qualche volta durante la creazione delle Macchine Virtuali (VM), e che semplificano molto la corretta configurazione delle impostazioni. Avviato quindi VirtualBox, dall’interfaccia scegliamo “Nuova” in alto a sinistra: si apre la procedura guidata attraverso la quale diamo dapprima un nome alla nostra VM, scegliamo il sistema operativo che vogliamo installare (c’è solo l’imbarazzo della scelta
); quindi siamo chiamati ad attribuire la quantità di ram al s.o. che stiamo per installare, nel mio caso con Windows Xp l’impostazione di default era 192 Mb, ma ho optato per 256 Mb nel dubbio. Passo successivo: scelta del Hard Disk (virtuale ovviamente). Qui facciamo click sul pulsante “Nuovo”, si aprirà un’altra procedura guidata che ci condurrà alla creazione del nostro disco rigido virtuale; come “Tipo di Immagine” scegliamo “Ad espansione dinamica”, in modo che il nostro disco virtuale ci sia, ma non occupi appena creato tutto lo spazio che gli allochiamo. Infatti allo step seguente dobbiamo scegliere accanto al nome del file immagine anche la dimensione di quest’ultimo, ovvero la capacità del nostro disco rigido virtuale: io ho impostato 5 Gb per il mio Windows Xp virtualizzato, ma con l’opzione “Ad espansione dinamica” attivata lo spazio fisico occupato realmente nel Hard Disk del mio sistema host, cioè del Mac, è solo lo spazio necessario per quello che ho installato in Xp fino a questo momento, con la possibilità di installare software fino ad un massimo di 5 Gb. Ora quello che rimane da fare è completare le procedure guidate cliccando due volte (complessivamente) sul pulsante “Termina”, e la macchina Virtuale è pronta all’uso. La troviamo nel pannello di sinistra in VirtualBox, con il nome che le abbiamo assegnato: appena creata è spenta, quindi per procedere con la vera e propria installazione del sistema operativo clicckiamo sul pulsante “Avvia”, quello con la freccia verde: prima di avviare però inseriamo il disco del s.o. nel lettore del computer, oppure se avete l’immagine del sistema sul disco rigido del sistema host basta collegare il file immagine al drive virtuale del sistema guest (“Impostazioni” -> sezione CD/DVD-Rom -> “monta lettore Cd/Dvd” -> selezionare “File immagine ISO” e quindi cercate l’ISO sul vostro Hard Disk). Ok? Ora avviate la VM, e l’installazione del vostro nuovo, scintillante, favoloso sistema operativo virtualizzato partirà come per magia
. Se, come è successo a me, la procedura di installazione del s.o. guest vi chiede di formattare l’Hard disk fatelo pure, tanto è il drive virtuale che avete appena creato e quindi è vuoto, e formattate con il file system del sistema che avete scelto. Ultimo avvertimento: visto che quando avrete installato tutto e avrete virtualizzato il nuovo s.o. quest’ultimo si aprirà in VirtualBox in una finestra, con il sistema operativo host in background, è bene che sappiate che per controllare mouse e tastiera fra i due si passa dall’host al guest e viceversa premendo il tasto “Control” di destra, o per il Mac il tasto “Comand” di sinistra. Così potete comodamente switchcciare da un o.s. all’altro senza problemi
.
In definitiva provando un pò il mio nuovo Windows Xp virtualizzato qui sul Mac non posso che dirmi pienamente soddisfatto: Windows è pure veloce, sia ad avviarsi che nell’uso, e Os X non sembra affatto appesantito. Comincio ad apprezzare seriamente i vantaggi della virtualizzazione, anche perché è un secondo eliminare la VM quando non mi servirà più, così come è immediato installare altre VM con altri s.o., magari anche solo per divertirmi a provarli.
VirtualBox è veramente un ottimo software, e il fatto che sia così versatile è molto comodo: considerando che è pure gratis, direi che le sue pecche (io per ora non ne ho viste) sono veniali. Con Sun poi dietro questo progetto, la sicurezza che ci stiamo affidando ad un ottimo software, anche in previsione futura, è totale.
Ubuntu: linux for human beings!
19 Maggio, 2008 a 11:57 pm (linux, open source, sistemi operativi, software)
Tags: compiz, installare ubuntu da windows, ubuntu, ubuntu in windows, wubi
Dopo aver letto da diverse fonti e sopratutto dopo l’incoraggiamento di SilviaKittys (“La Tartaruga Tecnologica“) attraverso il suo ottimo post su Wubi (ovvero Windows based UBuntu Installer) ho deciso di provare finalmente il tanto osannato sistema operativo targato Canonical, Ubuntu Linux. Per chi non lo sapesse il S.O. di Canonical è da sempre votato ad un’attenzione particolare per gli switchers, cioè per quegli utenti che passano per la prima volta ad un nuovo sistema operativo (nella fattispecie Mark Shuttleworth, CEO di Canonical, se l’è presa davvero a cuore e volendo “esportare” quanti più utenti da Microsoft Windows a Linux, ha fatto [hanno fatto tutti in Canonical e nella community] l’impossibile per rendere molto “user friendly” il nuovo ambiente a chi è alle prime armi fuori dal mondo Microsoft). Operando in questa direzione Ubuntu da tempo implementa soluzioni adatte a chi non ha particolare dimestichezza con partizionamenti e roba varia, cose peraltro necessarie se si vuole fare lo “switch”, provare il S.O. del pinguino senza peraltro abbandonare Windows al quale siamo per forza di cose legati in molti casi (Office è solo un esempio). Wubi è uno strumento utilissimo e di facile utilizzo (coefficiente di difficoltà pari a -10, davvero anche una scimmia ce la farebbe senza problemi, parlo per esperienza diretta
): quello che dovete fare (e qui vi consiglio vivamente di leggere il post della Tartaruga e i link che ha messo in fondo al post, vi spiegheranno tutto) è solo scaricare Wubi (per la bellezza di 1,1 MB
) e l’immagine Iso di Ubuntu (699 MB,
per chi non avesse l’Adsl, problema che credo sia risolvibile ad ogni modo), mettere tutti e due i file nella stessa cartella, avviare Wubi e… aspettare seguendo le indicazioni. Andiamo a creare così un sistema dual boot senza nemmeno accorgercene. Quando tutto sarà finito all’accensione del pc ci verrà chiesto che sistema operativo scegliere (Win o Ubuntu), tutto qui
. Provando questa nuova configurazione del pc da un giorno non posso dirvi molto, solo che tutto è filato e fila liscio, unico neo le prestazioni di Linux non sono fantasmagoriche (data la particolare procedura di installazione, che porta a sfruttare il file system di Win e non quello “adeguato” di Ubuntu), ma insomma si sopravvive. Tips & Tricks: scaricate appena possibile aggiornamenti e driver del vostro hardware, infatti scaricando i driver per la mia scheda video ho abilitato immediatamente Compiz (click qui per vedere il video su Compiz), con mia grande soddisfazione
(semplicemente meraviglioso). Altro per ora non posso dire, sto smanettando per installare il Client VPN di Cisco che mi serve all’università
. Comunque provate, anche per il semplice fatto che se poi proprio non vi va di tenere Ubuntu, è semplicissimo disinstallarlo (lo si fa da Win, installazione applicazioni come se fosse un programma qualunque
).
Parola d’ordine: Virtualizzazione
16 Maggio, 2008 a 12:12 am (sistemi operativi, software, tech, virtualizzazione)
Tags: citrix, microsoft, parallels, virtual pc, virtualbox, virtualizzazione, vmware, vmware player, vmware server, xenserver
Un fenomeno che da un certo tempo ha preso piede e che mi rendo conto sta assumendo sempre più importanza nel campo dell’IT è la virtualizzazione: in ambito enterprise e professionale in genere la tecnica della virtualizzazione dei sistemi operativi è oramai una realtà di fatto, grazie soprattutto agli innumerevoli vantaggi che comporta. Dalla sicurezza (e qui ce ne sarebbe da discutere…), alla possibilità di ospitare molti server virtuali in un unico server fisico (un esempio: il datacenter europeo di Electrolux sfrutta questa possibilità per avere qualcosa come 250 server virtuali ospitati in un numero esiguo di server fisici), fino alla possibilità (per noi comuni mortali
utenti privati, smanettoni della domenica e nerd / geek persi per le ultime figate informatiche) di allestire nel nostro bel pc o mac molteplici ambienti operativi: nel nostro pc Windows (nel gergo tecnico della virtualizzazione il S.O. alla “base” è chiamato host) affianchiamo l’ultima release di Ubuntu, proviamo la nuova Fedora 9, vediamo com’è Vista e se è il caso di dargli fiducia al posto del rodatissimo Xp (tutti i S.O. virtualizzati sono chiamati invece “guest”). Come ben si capisce (perdonate la spiegazione semplicistica, ma volutamente non voglio essere tecnico, sia per far comprendere l’argomento a chi non sa di cosa si sta parlando, sia perché c’è chi ne sa e può dispensare consigli ben più del sottoscritto, e verso i quali vi prego di indirizzarvi se volete consigli tecnici sull’uso concreto delle Macchine Virtuali) i vantaggi sono tangibili, e società del calibro di VMware, Parallels, Sun e Microsoft stessa sono colossi nel campo della virtualizzazione e stanno ottenendo un successo crescente. Lo dimostrano le acquisizioni da parte dei colossi citati di aziende che operano in questo campo e start-up con progetti interessanti (Innotek acquisita poco tempo fa da Sun Microsystems…). Il settore è quindi da tenere sotto stretta osservazione, il giro d’affari è sempre più imponente e il fatto che riguardi da vicino le aziende è garanzia che il malloppo in palio sia consistente. Ma il bello è che anche noi privati possiamo sfruttare le tecnologie sviluppate e, udite udite, ad un costo pari a zero
: Citrix offre gratis il suo XenServer, lo stesso fa Microsoft con Virtual Pc 2007; Innotek (ovvero Sun) offre gratuitamente il suo VirtualBox, così come fa Vmware con i suoi Server e Player. Considerando che fra i migliori e più semplici da usare bisogna menzionare i prodotti di Sun Innotek e quelli di Vmware, l’offerta è ampia e assortita come si vede, e non c’è che l’imbarazzo della scelta per chi vuole (e soprattutto ha tempo
) di sperimentare. Ma la possibilità di avere più sistemi nel proprio computer fisico è veramente allettante: non solo per sperimentare, ma anche per esigenze particolari come far girare un software scritto per un Windows anche nel nostro Mac, oppure usare il pc con Win ma navigare con un più sicuro Linux… insomma, basta la fantasia
e un computer mediamente attuale: alcuni prodotti per la virtualizzazione richiedono cpu Intel e AMD con le tecnologie adatte per la virtualizzazione, ma questo non è un gran problema perché i due colossi della produzione di chip integrano le citate specifiche da tempo sui loro processori; requisito invece fondamentale la Ram, considerando che farete girare più sistemi operativi in contemporanea, quindi se Xp funziona decentemente con 512 MB di Ram, se ci virtualizzate sopra Vista avrete bisogno di 2 GB di Ram complessivi per stare tranquilli e aprire anche applicativi nei due S.O.; con Linux ovviamente la cosa è invece più tranquilla, e per Ubuntu ad esempio bastano anche solo 256 MB di Ram, poi il consiglio è il solito, più Ram c’è meglio è…
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