Wamp: Apache, MySQL e PHP in ambiente Windows

Wamp è un software che uso ormai da alcuni anni per le mie piccole sperimentazioni: offre un web server Apache (per chi non lo sapesse è il web server sul quale girano la maggior parte dei siti web che troviamo nella rete… e non credo serva aggiungere altro sulla sua qualità), un database MySQL (qui parla il fatto che MySQL sia stata acquisita mesi fa da Sun per la bellezza di 1 Miliardo (!!!) di dollari) e uno fra i linguaggi migliori per scrivere siti e applicazioni web: PHP. Il tutto appunto è reso disponibile, attraverso un semplicissimo eseguibile .exe, in un pacchetto della dimensione di soli circa 20 MB. Se siete neofiti e vi state chiedendo: “ma che cacchio ci dovrei fare io con sta cosa?” la risposta è presto data: la versatilità e le possibilità di un pacchetto del genere non credo siano nemmeno enumerabili in un post di poche righe come questo, comunque mi limito a dirvi come lo uso io e cosa mi ha spinto a scoprire questa utilissima applicazione. Innanzitutto: conoscete applicativi come Joomla, WordPress, SugarCRM (e sono solo alcuni, eh?!?!?) ? spero di si, ad ogni modo queste applicazioni, scritte con il linguaggio PHP, necessitano di un database, nella fattispecie MySQL è ottimo, e di un web server che elabori le pagine prima di renderle visibili nel nostro browser. Ecco che installando Wamp nel nostro pc abbiamo risolto in un sol colpo tutti i nostri problemi, sia che vogliamo creare in locale nel nostro computer il nostro nuovo e professionale sito o blog, sia che vogliamo avere un sistema CRM all’avanguardia per la nostra azienda. E il bello, come ho avuto modo di sperimentare, è che è semplice e funzionale creare il nostro sito offline, nel nostro pc, e poi trasferire il database online (previo upload dei file del CMS che stiamo utilizzando, ovvio; a meno che non siamo in una piattaforma stile WordPress.com che ci offre già tutto).
Wamp necessita solo di essere scaricato, installato (serve solo il classico doppio clic sull’icona !!! :D ) e l’ambiente con Apache, MySQL e PHP è pronto. E gli strumenti che abbiamo a disposizione sono resi ancora più funzionali dalla presenza di PHPMyAdmin, una comodissima interfaccia web per il database così possiamo fare operazioni dal browser senza scrivere una riga di SQL, e dalla possibilità di installare anche più versioni del linguaggio PHP, del database MySQL e del web server Apache, nel caso in cui ovviamente ne avessimo bisogno per testare o usare applicativi “particolari”.
Direi che Wamp è la soluzione definitiva per lavorare e testarare applicazioni di grandissima portata. Il tutto nella più assoluta semplicità e sicurezza. Ultima nota di merito: Wamp è distribuito con licenza GPL.

VirtualBox 2.0: distribuisci presto, distribuisci spesso…

Di VirtualBox vi avevo già parlato. Ottimo strumento per virtualizzare sistemi operativi, gratuito, multipiattaforma, e con alle spalle un’azienda solida e affidabile (per la qualità dei prodotti) come Sun Microsystems. Mi tengo costantemente aggiornato sullo stato di sviluppo di questo software in quanto lo uso sul mio Mac per avere a disposizione anche Windows Xp e Ubuntu Linux per lavorare anche con gli strumenti offerti per questi altri due s.o., nonché per fare le mie prove da buon geek :D . Le recenti settimane sono state molto intense per VirtualBox: sono state rilasciate le nuove versioni del ramo 1.6 e si è giunti al rilascio anche della nuova major version, la 2.0, seguita dopo qualche giorno dal rilascio della prima maintenance version (la 2.0.2). La cosa mi ha fatto subito pensare alle parole di Eric Steven Raymond autore de “La cattedrale e il bazaar”, nel quale, trattando di Open Source, si ricordava come fosse importante per questo modello di sviluppo di software offrire costantemente alla comunità i risultati del lavoro svolto, sia per rendere manifesti i contributi sia per incentivare la partecipazione: distribuire presto e spesso, appunto. Dalle parti di Innotek (azienda che sviluppava originariamente VirtualBox, prima della sua acquisizione da parte di Sun) devono aver accolto in pieno i dogmi di Raymond. Sembra infatti che l’impulso allo sviluppo e alla pubblicazione sia molto forte, anche perché ci sarà tutto l’interesse di Sun a contrastare prodotti per la virtualizzazione più blasonati (specialmente per Mac) come Parallels e (il campionissimo :D ) VMware. Sun quindi sembra stia cercando di spostare il consenso degli utenti verso la sua piattaforma, anche perché se di soldi a livello di privati non se ne vedono con VirtualBox, ben a livello professionale (con consulenze, supporto e quant’altro) il giro di affari è interessante; e far conoscere a livello di privati un prodotto ottimo come VB potrebbe spostare anche delle attenzioni a livello professionale (e in ogni caso VB è utile a Sun anche per non consegnare fette di mercato eccessive ai competitors, che già godono di posizioni forti). Da notare come nella versione 2 sia stata migliorata anche l’integrazione con Mac OS X Leopard, chiaro segno che si punta forte sui Mac user… le funzionalità nuove sono interessanti (vedi changelog) anche se per esperienza personale già quanto offerto nelle precedenti release era ottimo e più che sufficiente (su tutte: supporto a numerosi s.o. sia come host che come guest).
Apprezzabilissimo quindi l’impegno di Sun e comunity che ci offrono uno strumento completo e completamente gratuito, costantemente aggiornato (se vanno avanti così ci faran venire il mal di testa :| ), funzionale, usabile e affidabile. Da 10 e lode! Thanxx guys :D !!!

Di Chrome, dei rapporti con Mozilla e del futuro di WebKit

Ed eccolo. Se ne parlava da anni, si sapeva che qualcosa bolliva in pentola. Poi te lo sfoderano così, quando meno te lo aspetti. Ed è subito clamore, gente che si prende a cazzotti per scriverne la prima recensione. Insomma è il fenomeno Big G. Il solito, a cui ci hanno abituato quelli di Mountain View. Ma al di là dell’ennesimo software per navigare nel web, cos’è Chrome? Perché saprete che Google era da mo’ che finanziava Mozilla, che grazie a Firefox era ed è il più grande “rompi uova nel paniere” di Microsoft. E ora? Che si fa? Basta dindi a Mozilla? Tanto Google ora è automunita contro IE… no, non sarà così, almeno fino a Novembre 2011 (accordo da poco rinnovato). E in ogni caso (non che sia un problema da nulla per Mozilla) non credo verrà meno dall’oggi al domani il supporto di Google. Ma ci sono aspetti molto più interessanti di quelli sollevati dal vil denaro. Domande che tutti ci stiamo ponendo sono: Firefox che futuro potrà avere? cioè: continuerà imperturbato nella sua ascesa alla gloria (non mi passa nemmeno per la testa che FF non abbia futuro, o che sia destinato lentamente all’oblio. Balle) o Chrome, Safari, Opera e il solito IE faranno regredire le sue (sudate) quote di utilizzo tanto tenacemente raggiunte (con Chrome causa prima dei mali di FF)? Il fatto che Chrome utilizzi come motore di rendering WebKit cosa significa? che FF e il suo Gecko avranno vita più dura dei concorrenti nel progredire con lo sviluppo? Non dimentichiamo che dietro WebKit (che è anch’esso Open Source, con tutti i vantaggi del caso) ci sono aziende come Apple (che appunto lo usa per Safari) e ora anche Google. La community che sviluppa WebKit ora si amplierà ancora di più, con significativo incremento di capacità di innovazione e sviluppo, forte delle sponsorizzazioni eccellenti? Mozilla rimarrà sola? John Lilly, CEO di Mozilla rassicura. Ricorda che in fin dei conti la concorrenza, per di più se libera e leale come quella fra prodotti e “sistemi” Open può solo fare del bene. E, dice sempre Lilly, la mission di Mozilla è poi quella di rendere il web libero. Non sarà di certo un nuovo sfidante di uno dei prodotti a farli desistere dall’andare avanti a vele spiegate come al solito.
Cercando di essere razionali, come al solito per quanto mi è concesso (in quanto semplice utonto :D ), c’è da dire che Chrome innanzitutto non è diretto concorrente di FF. E forse di nessuno dei browser a cui siamo abituati. Sarà solo agli esordi, ma è molto stringato, essenziale. Non che sia un male, anzi è quanto di sicuro gli ingegneri di Google vogliono. E anche molti utenti (forse qui potrebbero iniziare i problemi per FF & Co). Sforzandosi con la razionalità poi, si potrebbe dire che la community dietro Mozilla è solida, partecipata e partecipativa: non verrà meno agli impegni presi. E che WebKit, anche se potrà godere di un’accelerazione nello sviluppo, nell’implementazione di funzionalità e nell’incremento della qualità, potrà solo far bene come concorrente a tutti i prodotti che non lo usano, che saranno chiamati a migliorarsi sempre di più e sempre più velocemente: i vantaggi sono tutti per noi utenti, la concorrenza lavora a nostro vantaggio.
Gli interrogativi sono tanti, e non mi vengono in mente neanche tutti… ma quello che mi affascina/preoccupa (forse stupidamente, non so) è proprio WebKit: sarà lo stato dell’arte fra i motori di rendering per i browser del futuro? azzardato a dirsi, ma i rapporti di forza che sta modificando, il supporto di aziende di primo piano di cui gode, il fatto che sia Open Source… non è che darà una mazzata a FF e a tutti, con unico vincente Microsoft, con il suo zoccolo duro di gente che usa IE perché non gli frega na mazza di FF e altri browser? La mia razionalità limitata non mi permette di spingermi oltre per ora. Ma sento che qualcosa di grosso succederà. Credo che assisteremo all’inizio di un nuovo, importante cambiamento.

L’importanza di una password

Come è ben noto le password che usiamo quotidianamente sono fondamentali, vitali in alcuni casi (pensate a quelle del conto online) ma troppo spesso attribuiamo loro scarsa importanza, anzi direi che non badiamo alla loro sicurezza per pigrizia e per ragioni pratiche. Ci riduciamo ad usare le stesse due o tre password per tutte le registrazioni che facciamo ai siti web, non le cambiamo perché non ne abbiamo voglia, o comunque perché come si fa a ricordarsi di password diverse per ogni servizio web che sottoscriviamo? E poi, non negate, quante password avete che sono la data di nascita, il nome del figlio, o qualsiasi altra combinazione banale di attributi che vi riguardano (e considerate che nel caso della data di nascita, ad esempio, é un attimo risalirci, basta che l’abbiate scritto in qualche social network, vedi Facebook, e chiunque, mal intenzionato, potrebbe cercare di violare un vostro account). Personalmente da tempo ho deciso di affrontare il problema iniziando ad usare un password manager, nel mio caso KeePass Password Safe e KeePass X (quest’ultimo è la versione per Mac OS X e per Linux, visto che uso anche Mac e Ubuntu). Sinceramente è stato il discorso di memorizzazione delle password e degli account quello che più di altre ragioni mi ha spinto ad usare questo software, quasi più che il discorso sicurezza, ma rimane il fatto che il punto fondamentale di questo ottimo programma sono la generazione di password robuste. KeePass è anzitutto, è bene precisarlo, un software Open Source: questo garantisce uno sviluppo stabile, veloce e la qualità stessa del prodotto; significativo che sia disponibile per moltissime piattaforme per chi, come il sottoscritto, usa Windows, Mac, Linux e non può essere schiavo di prodotti differenti, che non “dialogano” fra loro (pensate se dovessimo avere un database di password diverso per ogni computer o s.o. , sarebbe totalmente ingestibile). Veniamo alla descrizione dettagliata del software: KeePass al primo avvio chiede di creare una password principale (mi raccomando, visto che è la chiave di accesso a tutte le altre password che sia bella robusta!) con la quale si accede al database delle password che andrete poi ad inserire, e inoltre vi viene chiesto di creare (facoltativo ma fortemente consigliato) un file “chiave”, che funge da vera e propria cassaforte al vostro database. Potete mettere questa chiave ben nascosta in sottocartelle del vostro disco rigido, o meglio ancora se il computer non è il vostro tenerla in una pen drive Usb (KeePass tra l’altro è disponibile anche in versione Portable, cioè potete installarlo nella stessa penna Usb!) che collegherete al computer quando vi servirà aprire KeePass. Come potete capire già qui c’è n’è abbastanza per tenere alla larga i curiosoni :P … ma pregio di grande rilievo di questo software è la generazione vera e propria di password altamente sicure: vengono usati diversi algoritmi (Aes è usato di default, che è una bomba e TwoFish è anch’esso comunque molto sicuro). Pensate: il nome del mio gatto come password, Leino, anziché un qualcosa di incompresibile/impronunciabile/irricordabile del tipo KJSnsaj’ewnf_fDFabDSA&$4£ !!!!! Il bello è che ci vuole un sacco di tempo per scovare una password come la precedente, anche con programmi ad hoc per scovare le password, pochi secondi per arrivare a trovare date di nascita, nomi propri ecc. L’altro grande vantaggio di KeePass sono poi la memorizzazione delle parole segrete in “schede” apposite, una per ogni password: potete inserire molti dati relativi a quella password, tipo l’account a cui appartiene (cioè il sito che “apre”), l’indirizzo web del sito, eventuali commenti che volete aggiungere, il tempo di validità della parola (decorso il termine KeePass stesso vi proporrà di rinnovarla), o anche eventuali file allegati. Per generare una nuova password basta cliccare sull’icona della chiave con un segno verde di fianco, in alto nella barra del menù: si apre la scheda della password, e se cliccate su “genera” apparirà la finestra della procedura di generazione della password, dalla quale impostare i numerosi parametri per la sicurezza (dal numero dei caratteri, al tipo di caretteri visto che si fa distinzione fra maiuscole e minuscole, numeri, caratteri speciali, segni di interpunzione, spazi, …). Più caratteri usate, come numero, e più caratteri strani usate (tipo segni speciali, spazi bianchi ecc) più la parola segreta sarà sicura. A questo proposito vi viene subito indicata la sicurezza della password, in termini di bit (128 bit sono già ottimi). Ultimo particolare: l’interfaccia grafica è molto organizzata, con una barra laterale sulla sinistra con tutte le cartelle in cui avete raccolto le vostra password: di cartelle ne potete fare di nuove, rinominare le esistenti, creare sottocartelle… insomma anche qui la personalizzazione e le funzionalità del software si modellano alle più svariate esigenze. Dettaglio tecnico: KeePass funziona con tutte (e dico tutte! da win 98 in poi) le versioni di Windows, Vista ovviamente incluso, sia a 32 che a 64 bit; con le versioni di Mac OS X Panther, Tiger e Leopard (dalla versione 0.3 per quest’ultimo) e con molte distro di Linux (personalmente l’ho provato con Ubuntu 8.04 e funziona correttamente).
Insomma per le funzioni e la sicurezza che offre KeePass dovrebbe essere un software immancabile in un computer, alla pari di un browser web: genera parole chiave sicure, le memorizza, le raccoglie in un database che potete esportare da un computer all’altro per la sincronizzazione fra vari dispositivi, è disponibile per tutti i sistemi operativi, e… è anche Open Source :D !!! Ma cosa volete di più? ;)

Sito di KeePass Password Safe / Screenshots / Download (per tutte le versioni, inclusa la Portable)

Sito di KeePass X / Screenshots / Download

Virtualizzazione gratuita con VirtualBox

Poco tempo fa vi ho parlato di virtualizzazione, citando in breve benefici e possibilità che questa “tecnica” offre a livello professionale e a tutti i geek che per necessità o per curiosità volessero un’unica postazione con più sistemi operativi. Oggi invece vi parlo di un caso pratico, che ho avuto il piacere di sperimentare: VirualBox, di Sun Microsystems (era di Innotek prima dell’acquisizione da parte di Sun). Procediamo con ordine: per prima cosa scarichiamo l’ultima release di VirtualBox, la 1.6 in questo momento, datata 30 Aprile 2008 e quindi molto recente. I miglioramenti di questa ultima release sono davvero importanti andando a spulciare il changelog, ed inoltre è la prima versione che porta in bella mostra il nome di Sun, nuovo proprietario del prodotto (e consapevoli dell’impegno di Sun nel mondo dell’open source confidiamo speranzosi in un futuro prospero per questo progetto :D ). Fra le cose che più mi hanno colpito, visto le mie esigenze, il pieno supporto a host Mac Os X, oltre ovviamente a svariate versioni di Windows, Linux e OpenSolaris. E infatti sto testando VirtualBox proprio in ambiente Os X, sul mio Mac Mini, con processore Intel, 1 Gb di ram e Hard Disk da 80 Gb. Ho deciso di togliermi lo sfizio e virtualizzare Windows, Xp nella fattispecie. Scaricato e installato il software di virtualizzazione non rimane altro che avviarlo: l’interfaccia grafica è davvero piacevole, completamente tradotta in italiano, semplice e senza fronzoli, aiuta tantissimo a non incasinarsi, a maggior ragione chi è alle prime sperimentazioni. Altra cosa notevole sono le procedure assistite, che intervengono più di qualche volta durante la creazione delle Macchine Virtuali (VM), e che semplificano molto la corretta configurazione delle impostazioni. Avviato quindi VirtualBox, dall’interfaccia scegliamo “Nuova” in alto a sinistra: si apre la procedura guidata attraverso la quale diamo dapprima un nome alla nostra VM, scegliamo il sistema operativo che vogliamo installare (c’è solo l’imbarazzo della scelta :P ); quindi siamo chiamati ad attribuire la quantità di ram al s.o. che stiamo per installare, nel mio caso con Windows Xp l’impostazione di default era 192 Mb, ma ho optato per 256 Mb nel dubbio. Passo successivo: scelta del Hard Disk (virtuale ovviamente). Qui facciamo click sul pulsante “Nuovo”, si aprirà un’altra procedura guidata che ci condurrà alla creazione del nostro disco rigido virtuale; come “Tipo di Immagine” scegliamo “Ad espansione dinamica”, in modo che il nostro disco virtuale ci sia, ma non occupi appena creato tutto lo spazio che gli allochiamo. Infatti allo step seguente dobbiamo scegliere accanto al nome del file immagine anche la dimensione di quest’ultimo, ovvero la capacità del nostro disco rigido virtuale: io ho impostato 5 Gb per il mio Windows Xp virtualizzato, ma con l’opzione “Ad espansione dinamica” attivata lo spazio fisico occupato realmente nel Hard Disk del mio sistema host, cioè del Mac, è solo lo spazio necessario per quello che ho installato in Xp fino a questo momento, con la possibilità di installare software fino ad un massimo di 5 Gb. Ora quello che rimane da fare è completare le procedure guidate cliccando due volte (complessivamente) sul pulsante “Termina”, e la macchina Virtuale è pronta all’uso. La troviamo nel pannello di sinistra in VirtualBox, con il nome che le abbiamo assegnato: appena creata è spenta, quindi per procedere con la vera e propria installazione del sistema operativo clicckiamo sul pulsante “Avvia”, quello con la freccia verde: prima di avviare però inseriamo il disco del s.o. nel lettore del computer, oppure se avete l’immagine del sistema sul disco rigido del sistema host basta collegare il file immagine al drive virtuale del sistema guest (“Impostazioni” -> sezione CD/DVD-Rom -> “monta lettore Cd/Dvd” -> selezionare “File immagine ISO” e quindi cercate l’ISO sul vostro Hard Disk). Ok? Ora avviate la VM, e l’installazione del vostro nuovo, scintillante, favoloso sistema operativo virtualizzato partirà come per magia :D . Se, come è successo a me, la procedura di installazione del s.o. guest vi chiede di formattare l’Hard disk fatelo pure, tanto è il drive virtuale che avete appena creato e quindi è vuoto, e formattate con il file system del sistema che avete scelto. Ultimo avvertimento: visto che quando avrete installato tutto e avrete virtualizzato il nuovo s.o. quest’ultimo si aprirà in VirtualBox in una finestra, con il sistema operativo host in background, è bene che sappiate che per controllare mouse e tastiera fra i due si passa dall’host al guest e viceversa premendo il tasto “Control” di destra, o per il Mac il tasto “Comand” di sinistra. Così potete comodamente switchcciare da un o.s. all’altro senza problemi ;) .
In definitiva provando un pò il mio nuovo Windows Xp virtualizzato qui sul Mac non posso che dirmi pienamente soddisfatto: Windows è pure veloce, sia ad avviarsi che nell’uso, e Os X non sembra affatto appesantito. Comincio ad apprezzare seriamente i vantaggi della virtualizzazione, anche perché è un secondo eliminare la VM quando non mi servirà più, così come è immediato installare altre VM con altri s.o., magari anche solo per divertirmi a provarli.
VirtualBox è veramente un ottimo software, e il fatto che sia così versatile è molto comodo: considerando che è pure gratis, direi che le sue pecche (io per ora non ne ho viste) sono veniali. Con Sun poi dietro questo progetto, la sicurezza che ci stiamo affidando ad un ottimo software, anche in previsione futura, è totale.

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