Geekonomist

25 Dicembre, 2008

Aste al ribasso, una breve guida

Archiviato in: e-commerce, web — Halo @ 7:55 pm
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Fenomeno che recentemente ha assunto sempre più importanza, le aste al ribasso sono un tipo molto, molto particolare di aste, decisamente differenti da quelle a cui tutti siamo abituati usando eBay e company. Ma iniziamo dal principio, e quindi dallo spiegare che cos’è un’asta al ribasso, e chi e come si aggiudica il bene battuto all’asta.

- Cos’è un’asta al ribasso?

L’asta al ribasso è un’asta dove chi vince il bene in palio è l’offerente che fa l’offerta unica più bassa. Concentriamoci sui due termini fondamentali: unica e bassa. L’offerta per essere vincente deve essere unica: questo significa che devo essere il solo ad avere offerto quella cifra per risultare il vincitore dell’asta. Ma questo non basta: devo anche aver fatto l’offerta più bassa (ovviamente in termini monetari).
Esempio pratico: 5 offerenti (che chiameremo A,B,C,D,E); il bene in palio è un televisore del valore di 1499 € (questo valore, elevato, giusto per farvi capire che con le aste al ribasso si possono portare a casa beni di valore cospicuo anche con pochissimi centesimi di €uro). Le loro offerte sono le seguenti:

A: 0,30 €
B: 0,99 €
C: 0,25 €
D: 1,50 €
E: 0,25 €

Chi ha vinto? L’offerente A: infatti ha fatto l’offerta unica più bassa (l’offerta più bassa è stata quella dei concorrenti C ed E, pari a 25 centesimi, ma avendo offerto entrambi la stessa cifra, l’offerta non è unica, quindi non può essere vincente: in sostanza si sono “eliminati” a vicenda). L’offerente A, anche se non ha fatto l’offerta più bassa in termini assoluti, è stato il solo ad offrire 30 centesimi. Anche gli offerenti B e D hanno fatto delle offerte che non sono state replicate da nessuno, ma la loro cifra è più alta di quella di A.
Risultato finale: l’offerente A si aggiudica un televisore del valore di 1499 € con una spesa di solo 3 centesimi di € (+ le spese di partecipazione all’asta, di cui ora dirò)

- Come posso partecipare ad un’asta al ribasso, e quali spese devo sostenere per partecipare?

Scelto il sito di aste al ribasso (su asteribasso.info ne troverete un elenco lunghissimo, che si espande di giorno in giorno) e completata l’iscrizione, siete operativi e potete partecipare all’asta dell’oggetto che desiderate. Per fare un’offerta dovrete però pagare: in genere il costo è di 2 € per offerta, ma siete liberi di fare quante offerte volete (occhio: 2€ x n offerte possono diventare velocemente centinaia di €uro). Altro costo, questa volta opzionale, sono i pacchetti di informazioni utili all’offerente: acquistando, spesso sempre a 2 € a pacchetto, questi strumenti saprete se l’offerta che avete fatto è unica (non se è la più bassa, attenzione, ma solo se è unica). Fare più di un’offerta e acquistare pacchetti di informazioni sono opzioni che sono lasciate alla vostra discrezionalità, ma è chiaro che più offerte faccio più aumentano le mie possibilità di vittoria dell’asta. Se poi ho anche la certezza di aver fatto almeno un’offerta unica, beh so anche che ho qualche speranza concreta di vittoria.
Preciso un punto che potrebbe non essere chiaro: fatta l’offerta, io non so nulla delle offerte degli altri miei “competitors”, posso sapere al massimo se la mia offerta è unica, ma non mi è dato sapere come sono piazzato, se devo rilanciare, se sono in prima posizione e sto vincendo o quant’altro. Il gioco sta proprio qui: non sapendo praticamente nulla, gli offerenti sono incentivati a fare offerte su offerte, e il vincitore emerge ovviamente solo ad asta terminata.

- Ma c’è da fidarsi?

Vedendo premi da migliaia di Euro venduti a pochi centesimi o comunque a prezzi irrisori è chiaro che la domanda sorge spontanea: è mai possibile aggiudicarsi un pc da 1700 € con solo 2,80 €? è la solita truffa? mi stanno prendendo in giro? No. Non si tratta di truffa, e non siamo nemmeno in presenza di magnati in preda ad uno slancio di liberalità senza precedenti. E il perché è presto detto: se ad un asta le offerte (come dimostrato) possono arrivare ad essere anche un migliaio, a 2 € l’una, e se a questa cifra si aggiungono i pacchetti informativi e servizi vari ed eventuali, allora si comprende come il meccanismo delle aste al ribasso si regga in piedi alla grande. Anzi, facendo due conti al volo si comprende come i gestori ci guadagnino belle cifre se l’asta è stata “movimentata”. Oltre ai gestori, è bene ricordarlo, ci guadagna anche chi vince l’asta, dato che fa un vero affare (dipende da quanto ha speso in offerte, pacchetti, e a quante aste ha partecipato senza vincere nulla).

- Asta o lotteria?

La domanda, ora che avete appreso cosa sono le aste al ribasso, come funzionano e quali sono i costi per parteciparvi, è lecita. Molti, fra cui anche associazioni di consumatori importanti come AltroConsumo se lo chiedono: visti i dati emersi da varie ricerche, viste le tecniche che sono state sviluppate da giocatori “professionisti” di aste al ribasso, visti e analizzati in sostanza i meccanismi che stanno al di sotto alle aste al ribasso, sembra che si possa affermare con certezza che più che di aste qui si parli di lotterie, magari più semplici del Lotto o del SuperEnalotto, ma pur sempre lotterie. Perché direte voi? Perché chi come Andrea Gallice, ricercatore dell’Università di Siena, ha analizzato nel profondo questo particolare tipo di aste, ha rilevato come le offerte per un singolo oggetto sono in media mille (contando anche le offerte multiple di ciascun offerente), e che la cifra media che ogni offerente spende può essere anche di 130 € a testa (sempre secondo lo studio di Gallice). Parecchi soldi se si pensa che solo uno poi vince… Considerando poi che in genere a queste aste partecipano dei giocatori “professionisti” (lo sappiamo andando a controllare i nomi dei vincitori delle aste, che per correttezza e affidabilità ogni sito di aste al ribasso è tenuto a pubblicare: alcuni nomi si ripetono con frequenza), che sono molto esperti, che sanno quali offerte fare in base al tipo di bene, che sanno quando farle, allora è chiaro a maggior ragione che le possibilità di vittoria, vuoi per i numeri (la statistica non è un’opinione) vuoi per la natura dei concorrenti, sono basse, e che il sogno di portarsi a casa un televisore da 1499 € con 3 centesimi è si realizzabile, ma ha il suo grado di difficoltà, e anche il suo costo (che potrebbe esulare di molto dai 3 centesimi che sono risultati l’offerta vincente).

- Partecipare o non partecipare, questo è il dilemma…

Parere personale: ponetevi di fronte alle aste al ribasso né in modo troppo entusiasta, né in modo totalmente critico. Usate un approccio “scientifico”:

1. Scelto il bene che volete aggiudicarvi accertatevi di quale sia il suo prezzo reale (in negozio, o in siti di e-commerce)
2. Stabilite la cifra massima che sareste disposti a spendere per quel bene, quindi:
2.1 visto che (spesso) non è l’offerta vincente a determinare il peso maggiore in termini monetari, pensate bene a quante offerte fare, e a quanti pacchetti informativi siete disposti a comprare (guai a farsi prendere la mano con le offerte…)
2.2 stabilite, dato il prezzo pieno del bene, quanto volete risparmiare attraverso l’asta al ribasso (ad esempio se la nostra tv costa 1499 € non è il caso che spendo 1200 € per partecipare all’asta,  ovvio. E non mi sembra nemmeno il caso di giocarmi 130 € in offerte, magari rimanendo poi con un pugno di mosche in mano. L’asta al ribasso deve permettermi di fare veramente un colpaccio. D’altronde si sa che anche al Lotto chi fa le vittorie più belle è chi gioca di tanto in tanto, e con 1 € se ne porta a casa 100, e non chi ogni mese se ne gioca 100 ed è o in perdita o al massimo alla pari, se fortunato…)
3. Tenete sempre presente che tipo di bene avete di fronte, e fate delle offerte proporzionate: forse non riuscirete a portarvi a casa una Porsche con 1 centesimo, ma forse un navigatore satellitare con meno di 50 cents si
4. Fate poche offerte, e mirate: sempre sulla base del tipo di bene potreste magari fare tre offerte, una bassissima (si vince con l’offerta più bassa, ma è chiaro che i centesimi saranno oggetto probabilmente dell’offerta di tutti i partecipanti); poi un’offerta intermedia, che magari potrebbe risultare la più bassa, dato che i cents saranno inflazionati, e poi una un pò più alta, che non si sa mai ma magari (soprattutto se il bene è di lusso) potrebbe risultare comunque vincente
5. Studiate, studiate, studiate: prima la teoria, poi la pratica. Seguite i siti di aste al ribasso, cercate di capire come si vince, il valore dei beni, il prezzo dell’offerta vincente correlato alla tipologia di bene. Poi, solo poi, muovete, timidamente all’inizio, i primi passi
6. Il consiglio più ovvio: scegliete con accuratezza il/i sito/i in cui puntare. Leggete i pareri e i commenti in internet di chi, prima di voi, ha avuto esperienze con le aste al ribasso. Leggete con attenzione i pareri favorevoli,  ma non saltate i commenti negativi. Ricordate che, data la natura di queste aste, il gestore del sito deve essere affidabile, deve fornire informazioni chiare, pubblicare (con tempestività) tutte le info sulle aste concluse, mettervi nella condizione di avere tutte le conoscenze che vi spettano: è un vostro sacrosanto diritto!

Spero che chi leggerà questo post voglia anche commentarlo, aggiungendo pareri, consigli e, sarebbe ottimo e veramente utile per tutti, anche la propria personale esperienza, se ne ha, con le aste al ribasso. Il breve decalogo di regole che vi ho proposto è più una raccolta di principi di buon senso, ma in lotterie come queste è facile farsi prendere la mano, e dimenticare di essere razionali.

Di seguito un link utile per capirne di più:

http://www.pierotofy.it/pages/guide_tutorials/Internet/La_verita_su_Bidplaza_e_sulle_aste_al_ribasso/

26 Ottobre, 2008

Wamp: Apache, MySQL e PHP in ambiente Windows

Archiviato in: open source, software, web — Halo @ 8:41 pm
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Wamp è un software che uso ormai da alcuni anni per le mie piccole sperimentazioni: offre un web server Apache (per chi non lo sapesse è il web server sul quale girano la maggior parte dei siti web che troviamo nella rete… e non credo serva aggiungere altro sulla sua qualità), un database MySQL (qui parla il fatto che MySQL sia stata acquisita mesi fa da Sun per la bellezza di 1 Miliardo (!!!) di dollari) e uno fra i linguaggi migliori per scrivere siti e applicazioni web: PHP. Il tutto appunto è reso disponibile, attraverso un semplicissimo eseguibile .exe, in un pacchetto della dimensione di soli circa 20 MB. Se siete neofiti e vi state chiedendo: “ma che cacchio ci dovrei fare io con sta cosa?” la risposta è presto data: la versatilità e le possibilità di un pacchetto del genere non credo siano nemmeno enumerabili in un post di poche righe come questo, comunque mi limito a dirvi come lo uso io e cosa mi ha spinto a scoprire questa utilissima applicazione. Innanzitutto: conoscete applicativi come Joomla, WordPress, SugarCRM (e sono solo alcuni, eh?!?!?) ? spero di si, ad ogni modo queste applicazioni, scritte con il linguaggio PHP, necessitano di un database, nella fattispecie MySQL è ottimo, e di un web server che elabori le pagine prima di renderle visibili nel nostro browser. Ecco che installando Wamp nel nostro pc abbiamo risolto in un sol colpo tutti i nostri problemi, sia che vogliamo creare in locale nel nostro computer il nostro nuovo e professionale sito o blog, sia che vogliamo avere un sistema CRM all’avanguardia per la nostra azienda. E il bello, come ho avuto modo di sperimentare, è che è semplice e funzionale creare il nostro sito offline, nel nostro pc, e poi trasferire il database online (previo upload dei file del CMS che stiamo utilizzando, ovvio; a meno che non siamo in una piattaforma stile WordPress.com che ci offre già tutto).
Wamp necessita solo di essere scaricato, installato (serve solo il classico doppio clic sull’icona !!! :D ) e l’ambiente con Apache, MySQL e PHP è pronto. E gli strumenti che abbiamo a disposizione sono resi ancora più funzionali dalla presenza di PHPMyAdmin, una comodissima interfaccia web per il database così possiamo fare operazioni dal browser senza scrivere una riga di SQL, e dalla possibilità di installare anche più versioni del linguaggio PHP, del database MySQL e del web server Apache, nel caso in cui ovviamente ne avessimo bisogno per testare o usare applicativi “particolari”.
Direi che Wamp è la soluzione definitiva per lavorare e testarare applicazioni di grandissima portata. Il tutto nella più assoluta semplicità e sicurezza. Ultima nota di merito: Wamp è distribuito con licenza GPL.

24 Maggio, 2008

Google ci salverà la vita

Archiviato in: google, tech, web — Halo @ 11:16 am
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Qualche giorno fa è partito ufficialmente l’ultimo servizio di Big G: Health. Se non fosse per il particolare campo di applicazione dell’ultimo nato, Health passerebbe quasi in secondo piano visto che dalle parti di Mountain View negli ultimi anni ci hanno subissato di servizi web di tutti i tipi (e secondo il sottoscritto la maggioranza sono utili e veramente indispensabili, anche per non-geek :D ). Health infatti è un servizio che ha un fine molto ambizioso, così importante che può ben dirsi miri al benessere sociale, nel vero senso della parola. In cosa consiste Google Health (riprendo Giovy che lo ha illustrato chiaramente): inserisco i miei dati sanitari in Health, creando in questo modo il mio profilo; in pratica segno la mia cartella clinica, tutte le malattie che ho avuto o di cui soffro, le medicine che prendo, le cure che ho fatto, gli interventi a cui sono stato sottoposto, i farmaci a cui sono allergico… insomma tutta la mia storia sanitaria. Con che fine? Beh, innanzi tutto il servizio è interattivo, quindi ad esempio se indico che sto assumendo un certo farmaco il servizio potrebbe segnalarmi eventuali problemi noti derivanti da quel farmaco, ovviamente tenendo in considerazione le implicazioni derivanti dalla mia storia clinica e dalle cure cui sono/sono stato sottoposto. E già questo direi che non guasta… Secondo aspetto: mettiamo caso (i gesti scaramantici sono consentiti) che ci vi succede qualcosa (incidente). Per fortuna siete stati così previdenti da aver usato G Health, quindi avendo con voi nel vostro portafogli la password per accedere in sola lettura a Health i medici sapranno, consultando il servizio, immediatamente tutto il vostro quadro clinico, ad iniziare dal gruppo sanguigno, e vi lascio solo immaginare le implicazioni in questo caso che il servizio di Google offrirebbe: la tempestività in questi casi è tutto, metti che c’è bisogno di sangue, di avere certe informazioni e che non c’è tempo di arrivare in ospedale, cosa di meglio di un servizio come questo per avere tutto il quadro del paziente in un batti baleno? Aspetto privacy: si, in effetti è proprio il caso di dirlo, il servizio è bello, potrebbe persino rivelarsi vitale. Ma Google è un’azienda privata… se mi rode dare in giro il mio numero di cellulare, figurati se metto a disposizione di gente che non conosco la mia cartella clinica… poi magari questi se la rivendono alle case farmaceutiche, e guarda un pò dopo ti vengono a dire che Big G fa i miliardi :| , ogni anno più degli anni precedenti. Giovy giustamente ha sottolineato queste perplessità che il servizio solleva, e non posso che dirmi dello stesso parere. Poi in effetti, problemi di localizzazione a parte che sono risolvibili (Health è solo in english per ora), non è detto che i medici di casa nostra sappiano dell’esistenza del servizio (potrebbero anche bellamente ignorarlo anche se trovassero precise istruzioni nel portafogli), o in ogni caso potrebbero non fidarsi, o non volerlo usare per qualche ragione (in effetti sono io che compilo il mio profilo, ma io non sono un medico, metti che sbaglio qualcosa, magari mi fott frego con le mie stesse mani dando indicazioni sbagliate). Per la privacy Google garantisce la massima serietà e sicurezza. Quello che penso in definitiva è che un servizio come Health sia, nel 2008, utile, importante e da implementare. Ma forse più che un’azienda privata dovrebbe essere lo Stato a raccogliere in database i nostri dati clinici, creare un portale cui i medici e personale medico possono accedere e avere in un attimo tutte le info su di noi. In questo modo i dati potrebbero essere certificati (magari sarebbe il nostro stesso medico di base che inserisce i nostri dati clinici, con le sicurezze del caso), sarebbero al sicuro da “sguardi indiscreti”, e il servizio sarebbe veramente per il bene di tutti noi, senza questioni di sorta.

10 Aprile, 2008

La rivoluzione dell’online: Office è sul web

Se c’è una applicazione che tantissimi usano più o meno quotidianamente da quando avevano il 486 questa è sicuramente Office, in particolare nelle svariate declinazioni di Microsoft. Oggi la suite che risiede in quasi ogni pc (e mac, perché no? :| ) continua ad essere il punto di riferimento, vuoi per l’usabilità, vuoi per l’esperienza che abbiamo dagli innumerevoli anni di utilizzo, vuoi perché è lo standard de facto quanto a fogli di testo, fogli di calcolo, ecc… La concorrenza non è però mai stata così minacciosa, e se OpenOffice ha ottenuto buoni risultati sino ad ora quanto a diffusione non si può certo dire che sia a livelli dell’office di mamma Microsoft. Il software supportato da Sun e dalla sua eccezionale comunità è il principale fra i competitors, ma altri si affacciano all’orizzonte (anzi sono già fra noi): il particolare è che chi vuole scalzare Big M dal suo (uno dei tanti eh ;) ) trono sembra dover combattere usando come “ring” un bel server anziché il nostro computer su cui “gira” l’intera suite. Infatti dopo Google Docs e Spreadsheet a cascata abbiamo una serie di suite office, più o meno complete quanto a funzioni e funzionalità offerte, che hanno la peculiarità di essere online come quella offerta dal colosso di Mountain View. Di Google Docs non credo serva dire molto, chi ha un account Google è probabile l’abbia provata: per esperienza diretta l’ho trovata molto comoda per lavorare a distanza con un’altra persona alla modifica in contemporanea di uno stesso documento di testo. I tool a disposizione sono abbastanza completi e l’usabilità impeccabile direi. Interessante la soluzione di Zoho, che offre una suite da ufficio completa, con Writer, Sheet (foglio di calcolo) e Show (presentazioni). I tre strumenti sfruttano una interfaccia Ajax, e quindi sono carini, semplici e i tempi di caricamento (non dimentichiamo che siamo pur sempre nel web…) sono veloci. Purtroppo ci sono dei difetti: i tre tool sono parecchio differenti quanto ad interfaccia grafica, risultando quindi anche per questo poco integrati fra loro; e le funzionalità (discorso che vale abbastanza anche per Google Docs comunque) non sono ancora all’altezza di quelle di una suite installabile in locale. Ottima caratteristica però è la possibilità attraverso Google Gears (si veda il mio post precedente) di usare la suite anche offline (così come fa anche lo stracitato Google Docs): una vera comodità. Infine Think Free Online, con i suoi tool Writer, Calc e Show. É una suite meno evoluta delle altre due per quanto a tempi di caricamento dell’interfaccia grafica e a tempi di esecuzione, ma è comunque completa nelle funzionalità. Apre e salva nei formati di Microsoft Office 2007 (Open Xml) e salva in Pdf (come G Docs). Non supporta però (…peccato :( ) i formati Open Document di OpenOffice (ricordo l’importanza di questi formati che sono un vero e proprio Standard, con tanto di certificazione ISO, e non a caso Microsoft sta spingendo molto per ottenere una certificazione di questo tipo anche per il suo formato aperto).
Considerazioni di Geekonomist: per il momento nessuno scalzerà le suite office dai nostri computer, e Microsoft prospererà ancora a lungo in questo settore (sperando che OpenOffice cresca costantemente, e che il suo formato aperto porti alla fine degli standard proprietari in questi ambiti…). Ma quello che è interessante notare è che le suite online hanno già oggi qualcosa che le suite tradizionali non offrono: nei loro limiti dettati anche dall’essere pur sempre degli applicativi web based, le suite di Google, Zoho e Think Free permettono di essere usate praticamente ovunque e di aver accesso ai propri documenti risiedenti nei server delle società che offrono il servizio, senza avere a disposizione nemmeno il proprio pc (si, lo so, il discorso della sicurezza meriterebbe una riflessione a parte: può non un privato, ma un’azienda lasciare i propri delicati documenti nei server di una società esterna fidandosi ciecamente? posso fidarmi a consultare i miei documenti da un computer pubblico?). Inoltre le suite online permettono la collaborazione contemporanea di più utenti nella redazione del documento, cosa non trascurabile. Insomma mi sembra ci siano grosse prospettive per questi applicativi, e anche la possibilità che attraverso dei servizi aggiuntivi, ovviamente a pagamento, vengano offerte future interessanti, in particolare per le aziende (Google Apps docet :P ). Per ora non possiamo fare altro che aspettare che le soluzioni web based crescano al livello delle suite classiche, poi magari l’office sul proprio pc potrebbe diventare solo un lontano ricordo.

7 Aprile, 2008

La rivoluzione dell’offline: Google Gears

Archiviato in: google, software, tech, web — Halo @ 12:26 am
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Sto sperimentando Google Gears: l’applicazione del colosso di Mountain View che grazie ai suoi componenti (fra i quali un database SQLite) ci permette di usufruire anche offline degli sfiziosi servizi web che da Google (e non solo) ci mettono a disposizione. Da Giovy vengo a sapere che ora è disponibile anche Google Docs offline: il word processor online infatti può essere comodamente usato anche senza connessione proprio grazie a Gears, che si occupa di lanciare in locale nel nostro computer il servizio di editing di fogli testuali, e che al nostro ritorno online si premura di sincronizzare il lavoro fatto con i documenti che conserviamo nei server google. Altro servizio indispensabile che grazie a Gears diventa oggi fruibile anche senza connessione è Reader, il feed reader di Big G (attenzione: crea dipendenza. Io non vivo più senza questo strumento, e ho tradito per lui altri feed reader :D ). Ad ogni modo in questo post volevo prendermi la briga di dire due cose sull’installazione di Gears e sullo scenario che si apre di fronte a questo comodissimo applicativo: ho scaricato dalla pagina gears.google.com il pacchetto per Firefox, e la prima cosa da notare è la comodità dell’installazione. Premetto che sto lavorando su un Mac e uso Firefox come browser web (non è possibile su piattaforma Mac usare Gears su Safari, almeno per ora… e su Windows controllate la disponibilità di Gears con browser diversi da Firefox, come Explorer per citarne uno). Comodità dicevo: Gears viene installato in FF come un qualunque suo componente aggiuntivo, e quindi dopo l’installazione lo ritroviamo fra le estensioni nel pannello “Componenti aggiuntivi”. Dopo la fase iniziale siamo quindi già operativi, e basterà collegarsi a Google Docs o Reader per testare i servizi anche offline. Unico trucchetto, se così si può dire, è aver cura di impostare nelle Impostazioni del servizio che stiamo usando la LINGUA INGLESE! infatti per ora Gears non funziona con i servizi Google in Italiano. Sinceramente sto usando per ora solo Reader con Gears, ma l’impatto è ottimo. Il tutto funziona alla perfezione, e per avere tutti i feed non ancora letti nel proprio computer in locale basta cliccare sulla freccia che compare in alto a destra accanto al nome del vostro account per fare una rapida sincronizzazione e scaricare i post da leggere. Un secondo click sulla freccia dopo la sincronizzazione (che se verde indica che siamo online, se grigia che siamo offline) e torniamo connessi online normalmente. Insomma di Gears non posso che parlarne bene, e anche se l’obiettivo ultimo è la connessione ad internet perenne dei dispositivi, in particolare in mobilità, mi sembra che usufruire di servizi web anche senza essere online sia importante per ora. Chi si muove, per lavoro o per studio come il sottoscritto, sa bene che a volte avere il notebook a portata di mano e non avere la connessione è veramente limitante… e a ben poco per ora valgono le tanto reclamizzate (in questo periodo) chiavette da 7.2 mega di Tim e Vodafone: ho provato quella Tim in più luoghi, a casa mia, di un amico, e ci siamo spostati parecchio per cercare una buona connessione stabile. Il risultato è stato piuttosto deludente e, non so se trattasi solo di sfiga ma siamo riusciti a connetterci perlopiù in gprs (lentezza… :( ) e cosa fastidiosissima la connessione era molto instabile. Quindi ben venga la comodità di Gears e di strumenti simili (per Firefox 3 gli sviluppatori Mozilla hanno lavorato anche in questo senso, grandi! ) perché fino a quando il WiMax non farà il miracolo (se lo farà, io ci spero soprattutto per la mobilità e per l’abbattimento del digital divide per coloro che soffrono di un isolamento forzato dall’Adsl) bisognerà adeguarsi a soluzioni intelligenti, per operare off come online allo stesso modo. E quei geni a Mountain View pare proprio abbiano sfornato l’ennesima idea vincente. Bravi! Thanks guys!
P.S.: dimenticavo di dire che Gears non è usabile solo con servizi Google, infatti già alcuni siti e servizi (come il word processor Zoho Writer) ne fanno uso… speriamo siano sempre di più :P

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