Geekonomist

13 Marzo, 2008

Software libero non significa software gratis

Archiviato in: linux, open source, sistemi operativi — Halo @ 1:43 pm
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Sono un assiduo (abbonato) lettore di PcPro e non di rado le mie illuminazioni provengono da queste pagine, dove scopro non solo le più succulente novità ma traggo anche fondamentali tips e ottime conoscenze su componenti, periferiche ecc ecc. In un numero della rivista di qualche mese fa veniva presentata una distro Linux che ha attirato sin da subito la mia attenzione: Elive. Questa distro si distingue per la bellezza del desktop environment Enlightment e per la leggerezza che nonostante tutto caratterizza il sistema operativo (basta prendere visione dei requisiti minimi). Insomma una distro ottima per dare nuova (e bella) vita a pc vecchi o per divertirci con il sempre onnipresente (in sto periodo) eeePc di Asus (Elive al posto di eeeXubuntu magari ;) ). Quello che mi ha spinto a scrivere questo post è però una lettera di “contestazione” scritta da un lettore di PcPro e comparsa nella rivista nel numero successivo a quello della presentazione di Elive. Il lettore infatti, scoperto che Elive riserva una sgradita sorpresa in fase di download (ovvero la richiesta di una donazione obbligatoria di almeno 5 Dollari), si dice convinto che quella messa in campo dagli sviluppatori della distribuzione in questione non sia una pratica corretta, nel senso che non gli sembra giusto che per avere una versione di Linux gli tocchi sborsare anche soldi, per giunta a scatola chiusa visto che il pagamento è richiesto appunto prima del download e della prova concreta del sistema operativo. Credo personalmente che il lettore non abbia tutti i torti, dato che a nessuno piace pagare per qualcosa che tendenzialmente potrebbe avere gratis e che ad ogni modo non ha ancora provato (potrebbe essere na ciofeca, chi me lo garantisce che agli screenshot bellissimi corrisponda verità?). Ma la vera essenza della questione è forse di natura più “metafisica” ed esula dal caso concreto Elive per innalzarsi e coinvolgere l’intero “settore” dell’Open Source: ovvero, non scordiamoci che Free Software non significa software gratis, ma software libero. Ecco che la richiesta del pagamento da parte degli sviluppatori è innanzitutto più che legittima (e fin qui credo che nessuno abbia dubbi…). Ma cosa ancora più importante è che mi sembra una richiesta tutto sommato giusta: è vero che acquistiamo a scatola chiusa, ma è anche vero che Elive sembra offrire qualcosa di veramente buono, e che forse noi sostenitori dell’Open Source (e qui mi metto io in primis) siamo troppe volte sostenitori solo a parole (non che sia cosa di poco conto, nel mio piccolo ho evangelizzato diversi amici e conoscenti all’uso di Firefox e di OpenOffice :D ) ma ci scordiamo spesso che sviluppare software costa non solo tempo ma anche denaro, anche agli sviluppatori “liberi”. Le costrizioni non piacciono mai a nessuno, e internet stessa poi ci ha aperto gli occhi e ha fatto capire a tutti (chiedere alle major discografiche) quanto siamo disposti a fare pur di non pagare per avere qualcosa. Ma il caso di Elive mi ha fatto riflettere non poco. Dovremmo forse considerare di più chi fa un gran lavoro per il nostro piccolo programma Open Source preferito (io sono KeePass dipendente), e lo fa gratis, chiedendo sottovoce solo la nostra gratitudine e, magari, una minima donazione. Magari anche solo una volta sarebbe bello ricordare a quegli sviluppatori che, accanto alla loro passione, c’è anche chi li sostiene con qualche minimo premio (meritato, spesso). Basta anche solo l’acquisto di un gadget, di una maglietta o di un cappellino. Ma credo sarebbe bene ricordarsi che il tempo è denaro non solo per noi, ma anche per altri. E chi sviluppa software Open Source non vive (investendo gran parte del proprio tempo libero) nutrendosi solo della propria passione.

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