Sono un assiduo (abbonato) lettore di PcPro e non di rado le mie illuminazioni provengono da queste pagine, dove scopro non solo le più succulente novità ma traggo anche fondamentali tips e ottime conoscenze su componenti, periferiche ecc ecc. In un numero della rivista di qualche mese fa veniva presentata una distro Linux che ha attirato sin da subito la mia attenzione: Elive. Questa distro si distingue per la bellezza del desktop environment Enlightment e per la leggerezza che nonostante tutto caratterizza il sistema operativo (basta prendere visione dei requisiti minimi). Insomma una distro ottima per dare nuova (e bella) vita a pc vecchi o per divertirci con il sempre onnipresente (in sto periodo) eeePc di Asus (Elive al posto di eeeXubuntu magari
). Quello che mi ha spinto a scrivere questo post è però una lettera di “contestazione” scritta da un lettore di PcPro e comparsa nella rivista nel numero successivo a quello della presentazione di Elive. Il lettore infatti, scoperto che Elive riserva una sgradita sorpresa in fase di download (ovvero la richiesta di una donazione obbligatoria di almeno 5 Dollari), si dice convinto che quella messa in campo dagli sviluppatori della distribuzione in questione non sia una pratica corretta, nel senso che non gli sembra giusto che per avere una versione di Linux gli tocchi sborsare anche soldi, per giunta a scatola chiusa visto che il pagamento è richiesto appunto prima del download e della prova concreta del sistema operativo. Credo personalmente che il lettore non abbia tutti i torti, dato che a nessuno piace pagare per qualcosa che tendenzialmente potrebbe avere gratis e che ad ogni modo non ha ancora provato (potrebbe essere na ciofeca, chi me lo garantisce che agli screenshot bellissimi corrisponda verità?). Ma la vera essenza della questione è forse di natura più “metafisica” ed esula dal caso concreto Elive per innalzarsi e coinvolgere l’intero “settore” dell’Open Source: ovvero, non scordiamoci che Free Software non significa software gratis, ma software libero. Ecco che la richiesta del pagamento da parte degli sviluppatori è innanzitutto più che legittima (e fin qui credo che nessuno abbia dubbi…). Ma cosa ancora più importante è che mi sembra una richiesta tutto sommato giusta: è vero che acquistiamo a scatola chiusa, ma è anche vero che Elive sembra offrire qualcosa di veramente buono, e che forse noi sostenitori dell’Open Source (e qui mi metto io in primis) siamo troppe volte sostenitori solo a parole (non che sia cosa di poco conto, nel mio piccolo ho evangelizzato diversi amici e conoscenti all’uso di Firefox e di OpenOffice
) ma ci scordiamo spesso che sviluppare software costa non solo tempo ma anche denaro, anche agli sviluppatori “liberi”. Le costrizioni non piacciono mai a nessuno, e internet stessa poi ci ha aperto gli occhi e ha fatto capire a tutti (chiedere alle major discografiche) quanto siamo disposti a fare pur di non pagare per avere qualcosa. Ma il caso di Elive mi ha fatto riflettere non poco. Dovremmo forse considerare di più chi fa un gran lavoro per il nostro piccolo programma Open Source preferito (io sono KeePass dipendente), e lo fa gratis, chiedendo sottovoce solo la nostra gratitudine e, magari, una minima donazione. Magari anche solo una volta sarebbe bello ricordare a quegli sviluppatori che, accanto alla loro passione, c’è anche chi li sostiene con qualche minimo premio (meritato, spesso). Basta anche solo l’acquisto di un gadget, di una maglietta o di un cappellino. Ma credo sarebbe bene ricordarsi che il tempo è denaro non solo per noi, ma anche per altri. E chi sviluppa software Open Source non vive (investendo gran parte del proprio tempo libero) nutrendosi solo della propria passione.
Software libero non significa software gratis
13 Marzo, 2008 a 1:43 pm (linux, open source, sistemi operativi)
Tags: elive, licenze open source, linux
Quando Asus fa le veci di Apple
8 Marzo, 2008 a 2:21 pm (hardware, mobility, tech)
Tags: asus, eeepc, linux, mobility
L’enorme successo dell’ eeePc di Asus (per info su cosa sto parlando leggi l’ottimo post di Giovy e quest’articolo di Punto Informatico) ha attirato non poco l’attenzione di tantissimi, nel web e non solo. Le vendite sono state oramai talmente tante che probabilmente la stessa AsusTek è rimasta spiazzata (il presidente dell’azienda non più tardi di due settimane fa ha annunciato che la produzione è stata sospesa per qualche giorno per mancanza di alcuni componenti!). Mi sorge spontanea quindi la domanda: ma il motivo di questo successo è solo il prezzo (299 €)? Premetto che ho avuto la fortuna di provare un esemplare, cosa non proprio scontata in questo periodo neanche nel nostro Paese. Il piccolo ultraportatile è veramente carino, anche esteticamente. Le plastiche, la tastiera, il monitor sono buoni considerando che il tutto viene offerto ad un prezzo bassissimo. Le soluzioni hardware implementate non sono di livello eccelso ma apprezzabili comunque (mi sentirei in colpa personalmente con sto prezzo a pretendere di più), e chi si lamenta del monitor troppo piccolo, del disco troppo poco capiente (solo 4 gb sono pochini, ma apprezzo molto la decisione di montare un SSD) o del processore non troppo performante non ha che da attendere lo speed bump annunciato da qualche giorno. Ad ogni modo guardando al successo riscosso credo tutti si siano ben adattati alle “ristrettezze” offerte dell’eeePc, apprezzando invece la portabilità estrema e capendo facilmente che l’ambito di utilizzo del gioiellino è quello della navigazione e della produttività personale in tutte le condizioni di mobilità (la confezione, completissima, include già una second skin, giusto per essere immediatamente operativi e portare il pc in ogni dove
). Ma tornando alla domanda del perché di una accettazione del mercato tanto favorevole, se non solo legata al prezzo vantaggioso, mi veniva da pensare che in realtà la grande idea messa in campo da Asus sia la fusione di svariate future apprezzabili da tutte le categorie di consumatori, smanettoni in primis
, e basta vedere tutto il clamore del web, i post su post nei quali oramai chiunque si è sbizzarrito a fare di tutto con l’eeePc per capire. Senza nemmeno considerare caratteristiche di successo che si percepiscono a colpo d’occhio, quali appunto prezzo, mobilità estrema, autonomia, la prima di queste fortunate future è sicuramente la scelta operata da Asus di utilizzare Linux: Xandros è una buona distro, declinata poi per l’eeePc nelle due modalità d’uso Easy e Full Desktop Mode diventa fruibile non solo per chi usa un pc da anni ma anche per i bambini. La scelta di un OS Open Source è naturalmente dettata anche dalla riduzione dei costi (offri te con 299 € un pc completo e con licenza Windows :S ), ma da quanto si legge in rete questa scelta ha scatenato le fantasie più spinte di hacker provetti e collaudati, e quindi sembra essere una moda oramai comprare l’eeePc, guardare un attimo Xandros e poi rimpiazzarlo con altre distro (eeeXubuntu quotatissima), o con Windows o addirittura con OS X. Altra future vincente (se vogliamo chiamarla così, ma mi sembra che almeno per Asus lo sia) è la pressoché totale assenza di concorrenti nel mercato: ora ci si stanno buttando tutti, ma si sa che quando crei un mito è difficile scalfire il suo potere (vedi caso iPod) e chissà che un domani molto prossimo nell’immaginario collettivo ogni micro pc non venga chiamato ePc (proprio come molti chiamano un qualsiasi lettore mp3 iPod a prescindere che sia l’originale Apple). Terza e importante caratteristica fuori dal comune è, a mio avviso, l’esigenza di un eeePc da parte del mercato: ma dico, possibile che i produttori non se ne siano accorti che ne avevamo bisogno? A parte chi lo compra per sport, effettivamente fa comodo a chiunque avere un pc piccolo, bello, essenziale, usabile per le esigenze minime di connettività e produttività personale. Il tutto ovviamente non sarebbe percepito allo stesso modo se il prezzo fosse stato anche solo di 200 € in più. Ma è per questo che Asus merita secondo me il successo che sta ottenendo con questo ottimo prodotto. Per questo dico che più che Asus sembra si tratti di Apple, dato che sappiamo bene che è l’azienda di Cupertino che da qualche decennio ci ha abituato, più di tutti le altre, a metterci davanti ad oggetti unici, fruibili veramente, semplici e desiderabili da noi consumatori.




