Geekonomist

18 Aprile, 2008

Nubi all’orizzonte per Windows

Archiviato in: sistemi operativi, software — Halo @ 12:51 am
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Dopo i proclami orgogliosi di Bill Gates (che si succedono oramai da tempo) sullo sviluppo spedito del nuovo Windows 7, qualcuno ha cominciato a farsi serie domande sul futuro del sistema operativo più usato al mondo. E questo qualcuno sono gli analisti di mercato di società importanti come Gartner e Forrester Research: il quadro che emerge parla addirittura di un futuro incerto per la creatura di Microsoft, un futuro per niente roseo nemmeno per il monopolista, l’indiscusso re del mercato. Tempi duri che derivano secondo gli analisti da decisioni sbagliate operate da Microsoft a partire dalla stessa creazione di Vista e conseguente decisione di abbandonare il più in fretta possibile (ma questo è tutt’altro che semplice) Windows Xp. A parte i soldi (moltissimi) spesi per creare Vista, a parte i tempi di gestazione decisamente troppo lunghi intercorsi tra l’uscita di un S.O. e l’altro, sembra che il buco nell’acqua quelli di Redmond l’abbiano fatto creando un sistema che è sì un’evoluzione decisa rispetto al vetusto Xp (e ci sarebbe mancato che non fosse stato così, se non altro per i 6 anni di lavoro che c’erano dietro Vista) ma che comporta tutta una serie di problematiche per chi non ha né tempo né voglia di giocare con un nuovo gingillo che porta con sé cambiamenti ai quali bisogna adattarsi e problemi da risolvere. Mi riferisco alle imprese che, stando ai dati di Gartner e Forrester, hanno adottato Vista solo nel 6,3% dei casi. Molto, molto poco trattandosi di Windows. E il campanello d’allarme è suonato ancora recentemente appunto, quando dalle analisi molti hanno cominciato a ritenere che il nuovo Windows (che Microsoft sta cercando di fare uscire il più in fretta possibile e non a caso) non sia altro che un Vista second edition. Quello che serve sono un kernel leggero, un sistema modulare, costruibile a seconda delle esigenze dell’utilizzatore. Un codice meno dispersivo e meno complicato, licenze per gli sviluppatori più “semplici”, virtualizzazione integrata di default… insomma cambiamenti talmente rilevanti che non è pensabile siano introdotti nella settima versione del sistema operativo di Big M se quest’ultimo uscirà nel 2009 come da proclami. I cambiamenti secondo i suggerimenti degli analisti porterebbero ad uno stravolgimento quindi di Windows così come lo conosciamo oggi. O meglio, più che i suggerimenti dovrebbe essere Microsoft stessa a puntare nella direzione richiesta dagli utenti (privati ed aziende). Sistemi operativi derivati da Unix (Linux nelle sue svariate manifestazioni e Mac Os X) sono più leggeri (Mac Os X, in una versione ridotta, gira sull’iPhone!), più performanti, hanno strumenti semplici, utili e poco avidi di risorse; senza dimenticare la loro piacevolissima interfaccia grafica, che non “pesa” nulla al confronto di Aero di Vista (ebbene si, in Vista gli sviluppatori Microsoft hanno dovuto lavorare anche esteticamente per recuperare il gap con gli O.S. derivati da Unix). Se la società di Bill Gates non comincerà già da subito a ripensare Windows gli analisti non esitano a dare il celebre sistema operativo per spacciato nel futuro. E se oggi Linux & Co. occupano poco spazio in termini di utilizzatori forse la delusione e, come il marketing insegna, un passaparola negativo sul prodotto Vista possono fare il miracolo. Il passaggio chiave forse sta nella piena compatibilità fra Linux, Mac Os X e Windows: la semplicità d’uso è di già un dato di fatto (provate Ubuntu, giusto per fare un nome famoso e ditemi, anche se non avete mai usato Linux, se è così difficile da usare); se poi passare da Win a Ubuntu, Debian, Fedora, OpenSuse o Os X sarà assolutamente indolore, a quel punto sarà impossibile frenare i “fuoriusciti” che abbandonano un Windows troppo pesante e scarsamente innovativo. Insomma il gigante potrebbe crollare sotto il suo stesso peso. I “Davide” della situazione dinamici, innovativi, capaci di ripensarsi e rinnovarsi ogni 6 mesi (Ubuntu), sfruttando i vantaggi di comunità vastissime e affezionate (Mac Os X ha pur sempre la sua nicchia di fedelissimi, in forte espansione ultimamente visti i successi di Apple) sono una serissima minaccia.
Non c’è che dire, lo scenario che si apre per i prossimi anni potrebbe (non “è”, potrebbe) essere dei più impensabili. E mi sento già in dovere (e qui provoco :P ) di invocare Microsoft affinché salvi la concorrenza del mercato, chiedendole (paradossalmente) di non far venir meno il suo cavallo di battaglia. Anche se di concorrenza a ben pensarci, anche senza Windows, di sicuro non ne mancherebbe.

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